Riflessioni sulle cause del deficit pubblico italiano.

 

Risultato immagine per Foto Totò E io pago

Gli sprechi in Italia non si contano  e questo è un patrimonio che contraddistingue tutti i governi che si sono succeduti da decenni: d’altronde il neoliberismo dominante, se congiunto alla corruzione e all’incompetenza di chi gestisce la cosa-pubblica, non può non produrre che ricchezza per pochissimi privilegiati e debiti e miseria per la moltitudine di sprovveduti. Il nostro attuale debito pubblico italiano è all’incirca di ben 307 miliardi di euro.

Ma veniamo ad alcune cause del nostro malessere finanziario e degli sprechi che danneggiano la collettività. La cronaca delle ultime settimane ha fatto conoscere ai soliti distratti Italiani (intenti a spendere le tredicesime in viaggi, regali e altre spese inutili, anzi dannose per l’economia familiare e individuale)  che un’altra banca storica italiana , il Monte dei Paschi di Siena ( MPS) dopo anni di speculazioni sbagliate è in bancarotta e, quindi , in molti , anche piccoli e medi risparmiatori possono perdere i loro risparmi, come stava accadendo , circa un anno fa per coloro che avevano affidato i loro risparmi alla Banca Popolare dell’Etruria. Il governo che facendo? Il MPS trattandosi di una banca dove per circa il 60% è costituito da investitori legati al Partito Democratico e quindi  al  governo, in un baleno sono stati stanziati circa venti miliardi di euro per sanare le magagne della banca!

Questa bella cifra si aggiungerà ai 306 miliardi di deficit che gli Italiani già devono pagare per una gestione sconsiderata dei conti pubblici. E’ una vecchia politica neoliberista, già vista anche nell’America di Obama, che anni addietro ha salvato diverse banche in crisi, che certamente impoverisce gli investimenti pubblici e quindi si dimostra una strategia utile per i  ricchi speculatori finanziari , ma risulta un disastro per i ceti  più disagiati.

In Italia, non avendo le risorse degli Stati Uniti, subiremo ancora di più la recessione a danno delle categorie più povere. Certamente salvaguardare i piccoli e i medi risparmiatori è cosa giusta e doverosa da parte del governo, ma lasciare impuniti e al loro posto i dirigenti delle banche che hanno sbagliato le strategie, senza fargli pagare nulla, mi sembra una politica che conferma solo le sue scelte verso i privilegiati della finanza nazionale e internazionale.

Una politica finanziaria democratica e quindi rivolta alle masse , dovrebbe  agire allo stesso modo  verso le aziende che falliscono, spesso solo per le tasse eccessive che impone lo Stato. E allora perché con le banche dell’area governativa si tirano fuori il denaro pubblico, aggravando il deficit della nazione, mentre per gli onesti imprenditori e le migliaia di operai, lo Stato non fa nulla? I banchieri e i finanzieri non si toccano , anzi lo Stato gli paga i debiti, mentre per gli altri comuni cittadini, possono tranquillamente crepare? E la cronaca degli ultimi anni , ce l’ha dimostrato, purtroppo, tante volte!

Quindi , ancora una volta investimenti sbagliati: sostegno a chi già possiede tantissimo e “gioca” in borsa  con il denaro pubblico, ma anche politiche internazionali sproporzionate alle nostre finanze, come le spese militari che ci costano 23 miliardi all’anno, tra armamenti e missioni all’estero. Andrebbe  ricordato che da anni gli Italiani devono pagare, anche a danno dei nostri disoccupati e immigrati, le spese per mantenere in Italia un esercito di irregolari senza permesso di soggiorno, perché oltre ad accogliere i profughi che scappano con intere famiglie dalle zone di guerra, accogliamo decine di  migliaia di giovani uomini che cercano “fortuna” in un Paese che ha circa il 40% di giovani disoccupati!  Tutto ciò dovrebbe essere una enormità per qualsiasi persona di buon senso, perché al danno economico, si aggiunge il sovraccarico di impegno  per le forze dell’ordine, per controllare tutti i possibili terroristi che entrano ed escono dall’Italia con estrema facilità e che certamente costituiscono un pericolo costante.

In ultimo, per rimanere nel tema del deficit pubblico, va ricordato lo sperpero per le pensioni e gli stipendi d’oro: basta citare che un parlamentare con 35 mesi di “lavoro” in Parlamento , può percepire una pensione che nessun altro contribuente può avere con 42 anni di contributi!!! Aggiungiamo che un esercito di parlamentari nazionali  , circa mille percepisce qualcosa come 20.000 euro al mese e altrettanti deputati regionali , circa 1100, ne percepiscono 11.000 euro al mese. Ora riducendo a 5000 euro al mese il “rimborso” spese a tutti risparmieremmo 15 milioni all’anno per i Parlamentari nazionali e circa 6.600.000  euro per quelli regionali; in pratica più di venti milioni all’anno solo per mantenere una pletore di inetti che vive di privilegi ( tessere cinema, teatro , telefono, ristorante, trasporti ecc. ecc. gratuiti) , senza concludere nulla di positivo per la nazione, anzi creando solo più debiti a tutti.Basterebbe solo più onestà e buon senso!!!!

Per l’Attuazione della Neodemocrazia-Sociale        Domenico  Cammarano

L’Unione Europea: : dall’euro alle vongole!

 


I PAESI DELL’UNIONE EUROPEA.

L’Unione europea conta 28 stati membri. Ecco di seguito un loro prospetto in ordine cronologico, con la data di accesso indicata a fianco del nome.

Stati Ingresso nell’Unione europea
Belgio Belgio 23 luglio 1952 (CECA)
1º gennaio 1958 (Comunità Europea allora CEE, CEEA)
Francia Francia
Germania Germania
Italia Italia
Lussemburgo Lussemburgo
Paesi Bassi Paesi Bassi
Danimarca Danimarca 1º gennaio 1973
Irlanda Irlanda
Regno Unito Regno Unito
Grecia Grecia 1º gennaio 1981
Portogallo Portogallo 1º gennaio 1986
Spagna Spagna
Austria Austria 1º gennaio 1995
Finlandia Finlandia
Svezia Svezia
Cipro Cipro 1º maggio 2004
Estonia Estonia
Lettonia Lettonia
Lituania Lituania
Malta Malta
Polonia Polonia
Rep. Ceca Rep. Ceca
Slovacchia Slovacchia
Slovenia Slovenia
Ungheria Ungheria
Bulgaria Bulgaria 1º gennaio 2007
Romania Romania
Croazia Croazia 1º luglio 2013

Con il Trattato di Maastricht del 1992 diversi Paesi europei decisero di trasformare la obsoleta CEE in uno Stato federale e di iniziare un percorso politico che avrebbe dovuto creare di fatto gli Stati Uniti d’Europa con  una struttura  federale. Infatti i cosiddetti tre pilastri del Trattato di Maastricht prevedevano : a) l’avanzamento del principio federale e l’arretramento di quello intergovernativo, b) l’allargamento delle competenze dell’Unione, sviluppando una politica estera di sicurezza verso l’esterno, c)  l’estensione  della cooperazione al settore della giustizia e degli affari interni. Il punto d’arrivo è stato la creazione della moneta unica , l’euro, e l’istituzione della Banca centrale europea.

Di fatto ogni Stato membro ha dovuto gradualmente ridimensionare la sua sovranità , perché di fatto ha riconosciuto un potere superiore a quello nazionale, al quale sottostare. Infatti le regole rigide per entrar a far parte dell’area dell’euro, il controllo di fatto sulle politiche economiche nazionali sono storia recente e di cronaca attuale, basta vedere il servilismo di Renzi e dei suoi predecessori verso la “troika” ( Commissione europea , Bce, e Fondo monetario internazionale sic!) e le ultimissime vicissitudini della Grecia di Tsipras  con i poteri economico-finanziari dell’U.E.

Apparentemente e idealmente i presupposti che hanno dato vita , dall’immediato secondo dopoguerra ad oggi, all’Unione europea, possono essere condivisi , ma le modalità con la quale è stata attuata lascia abbastanza perplessi, non tanto per questioni ideologiche, ma per essenziali motivi di ordine pratico, che furono sottovalutati dai nostri governanti da Craxi a Prodi, da Berlusconi a Renzi.

Partimmo male proprio con il cambio lira-euro dove di fatto abbiamo dovuto pagare un euro quasi 2000 delle nostre lire con un graduale e sistematico aumento di ogni genere acquistato al mercato: dalla benzina al pane! I tedeschi dal canto loro, hanno di fatto ottenuto un cambio alla pari: un marco equivalente ad un euro. Ma quello che contribuisce ad alimentare una sempre più consistente avversione a questa Unione europea, non è solo  per l’euro e la politica economico-finanziaria ad essa legata, fatto che spesso sfugge ai molti, ma quella legata al piano dell’economia familiare, dell’occupazione, delle regole imposte ai cittadini , senza quei presupposti adeguati a sostenere certe imposizioni.

Mi riferisco alle quote latte che fino a qualche mese fa  hanno imposto più di quattro miliardi di multe ai nostri allevatori  e la recentissima questione legata al nostro pescato e in  modo particolare alle vongole, che di FATTO METTONO IN CRISI INTERI SETTORI e creano ulteriore disoccupazione, mentre di converso poco o nulla  l’Unione europea  propone a livello legislativo per garantire dalle frodi , che guarda caso nascono in diversi stati membri, che svalorizzano i nostri prodotti alimentari d’eccellenza, creando altri danni alla nostra economia ( vedi le questioni legate al nostro “Parmigiano”, alla nostra Nutella  )  a causa di direttive europee a dir poco incomprensibili. Non mi stupisce se in tanti, e non solo i cosiddetti vecchi e nuovi “populisti”, remano contro questa Unione europea .

logo-per-ok-notizie  

NEO DEMOCRAZIA SOCIALE

Un’Unione Europea creata per i popoli e le nazioni e non per le lobby e i banchieri, dovrebbe far precedere alle scelte di politica economica , quella di politica fiscale, ovvero creare una legislazione europea dove le tasse , la gestione delle imprese commerciali e finanziare , le regole politiche siano uguali fra tutti gli Stati membri! Naturalmente delegando ogni decisione ad un parlamento europeo con reali funzioni legislative, eliminando troike e altri poteri occulti. E quindi, se noi avessimo politici con gli attributi , invece di correre sempre a Bruxelles e dalla Merkel per farsi correggere i compiti assegnati, avremmo dovuto in più occasioni negoziare , mostrando anche i pugni a coloro che ci impongono soluzioni anti economiche e contrarie ai nostri interessi, proprio come nel caso delle “quote latte” , delle “vongole” , dei rifiuti o delle questioni etiche come quelle relative ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.

(foto d'archivio)    

Per ora possiamo solo constatare che avendo firmato “cambiali in bianco” con l’Europa, facendoci rappresentare da una varietà di politici inetti o venduti, come quelli che ci hanno governato negli ultimi trent’anni, non possiamo fare altro che riflettere e nel contempo preparare la nascita di una nuova classe politica, controllata dal basso, che sappia veramente sostenere gli interessi dei cittadini dal piccolo Comune alle istituzioni europee… ma se il nuovo che si forma è quello che  si manifesta al Cocoricò,  possiamo solo continuare ad essere una nazione di sconfitti e  umiliati , pagando ancora gli errori della seconda guerra mondiale.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia Sociale        Domenico  Cammarano

 

Il default , la Grecia , l’Italia , l’Unione europea e la democrazia.

 

Proteste-Grecia

DALLE PIAZZE ALLE ISTITUZIONI! QUANDO?

Il default o insolvenza è il nuovo virus che da anni minaccia i Paesi economicamente deboli e  ultimamente la Grecia, che nell’area dell’euro con l’Italia , l’Irlanda, la Spagna , il Portogallo  e altri ancora, rappresentano i Paesi peggio governati dell’Europa, ma anche con una cultura politica inadeguata e indegna di un popolo con una tradizione culturale millenaria.

Da settimane è in atto la rappresentazione teatrale dello scontro tra il governo greco di Tsipras e la troika europea capeggiata dalla Merkel e Holland  e dalla Bce con il Fmi . Subito si palesano diversi interrogativi, il primo dei quali è: ma la Grecia non dovrebbe “trattare” solo con le istituzione dell’Unione europea ? Perché la Germania e la Francia ( quest’ultima a rimorchio della prima) sono gli interlocutori privilegiati della Grecia? I prestiti, le dilazioni sulla restituzione dei debiti della Grecia, non dovrebbero essere affrontati politicamente con l’intera Unione europea? Insomma chi dà tanto potere alla Germania? Che senso ha parlare dell’Unione europea e di una moneta unica se poi i problemi di uno Stato membro vengono affrontati dalla nazione più forte economicamente? E la Grecia , ( ma l’Italia non è da meno) come si trova sull’orlo del baratro finanziario ed economico?

Le domande sono troppe e difficile appare ricercare in questo contesto risposte esaustive; ma al di là dei tecnicismi politici e finanziari, alcuni principi fondamentali, verrebbe da dire primordiali ed essenziali, potrebbero  essere la chiave di lettura di tutta questa faccenda e delle economie di tutti i sistemi statali del mondo. l

IL SERVO DELLA PADRONA D’EUROPA!!!

La domanda che sorge spontanea , prima di ogni altra considerazione è : ma come è possibile accumulare debiti che superano di gran lunga l’intera produzione di un popolo? E come è possibile spendere di più di quello che si guadagna per anni e lustri? La risposta è unica!  Trattasi di emeriti irresponsabili, riferito non solo a chi ha amministrato quella nazione , ma al popolo stesso che ha pensato di spendere e spandere senza saper controllare i propri bilanci. Questo è “vangelo” per la Grecia e naturalmente per l’Italia!

Ora se i creditori pretendono dai  debitori, anche in maniera fraudolenta, la restituzione del denaro prestato, c’è poco da recriminare per due motivi:per primo le condizioni erano chiare dall’inizio; in secondo luogo l’ingresso nell’area dell’euro con l’eliminazione delle monete nazionali e la conseguente perdita della sovranità monetaria, era ugualmente evidente per gli Italiani, per i Greci e per tutti i 18 Stati che hanno aderito dal 2002 alla moneta unica, nonostante l’esempio dei finanziari Inglesi che da subito hanno rinunciato a questo patto iniquo e hanno mantenuto la loro cara sterlina. Ora è impossibile immaginare che l’usuraio di turno possa fare sconti, così come avviene nel privato all’interno della nostra società.

Pensioni baby , spese folli ( il passo più lungo della gamba) privilegi ad armatori ( Grecia) e intrallazzieri (Italia) quindi mancata lotta all’evasione fiscale, politici corrotti che comprono i voti elargendo a tanti “coglioni” elettorii quello che non dovrebbero e non potrebbero in rapporto al proprio Pil ( prodotto interno lordo), creano di fatto debiti che certamente nè i populismi di destra e nè di sinistra possono a chiacchiere risanare. Dall’EURO si può anche uscire, ma non con un 52% di cittadini che non va a votare e con un restante 48%  che vota senza nessuna formazione politica, pensando invece di aver compiuto il proprio diritto-dovere di cittadino, ponendo una croce su una scheda elettorale che di fatto consente di scegliere quello che gli intrallazzatori vogliono che si scelga nel loro esclusivo interesse.

 La politica è democratica se tutti o quasi si impegnano ogni giorno nel sociale, nei dibattiti, partendo dai problemi del proprio condominio, fino al quartiere , alla propria città , alla regione e allo Stato. Se ci si accapiglia solo per la partita di calcio ( oppio dei popoli! ) le scommesse , i giochi d’azzardo e le lotterie, , se ci si beve il cervello tra alcolici, fumo e droghe varie, di che democrazia vogliamo parlare?!? Se manca la cultura per il dibattito, che deve essere preceduta obbligatoriamente dall’informazione e dalla lettura personale, sia per non sparare solo “stronzate” ripetendo ritornelli ascoltati da altri, sia per aver “scienza” di quello che si va ad analizzare, in  che democrazia pensiamo di vivere?

Italia , Grecia e altri ancora vivranno sempre a rimorchio dei Paesi che esercitano meglio l’arte del vivere in democrazia, che sanno amministrare i propri beni con oculatezza , adeguando le proprie spese al denaro posseduto e mai sui debiti e sul “pagherò”, vera anticamera della schiavitù economica e quindi del default. Un pivello come Renzi potrà solo far del male all’Italia… e lo sta facendo già egregiamente. Le sue riforme sono ridicole e incongruenti rispetto ai problemi economici ! La sua legge elettorale, le sue riforme sul Senato e le Province, la sua riforma sullo Statuto dei Lavoratori e , infine, quella “cazzata” della “Buona scuola” sono solo polvere negli occhi  e servilismo politico nei confronti dei poteri finanziari del capitalismo mondiale che hanno nomi ben precisi come la Germania della Merkel, la Banca europea di Draghi e il Fondo Monetario internazionale.

Con questi governi , i popoli  non risolleveremo mai la testa, se non per rimanere schiavi economicamente e politicamente del finanzcapitalismo mondiale , che vuole asservire tutti,  vendendo le chimere del consumismo, come per le ultime novità dell’ iphon , del vestiario e degli elettrodomestici usa e getta, del rito delle vacanze obbligatorie, che impongono a lavorare di più e a sfruttare tutti di più , solo per poter acquistare e indebitarsi di più, arricchendo pochissimi e annichilendo la stragrande maggioranza degli uomini.

Ma la formazione dei cittadini alla cultura della democrazia è un tabù per i nostri governanti, in Italia come in Grecia;  anche la porcata della “Buona scuola ”  approvata in via definitiva da una maggioranza parlamentare di “servi dei padroni” di vecchia memoria, è la testimonianza che la deriva autoritaria e verticistica, chiaramente antidemocratica , si sta affermando anche nella scuola , dove, invece dovrebbe avvenire quel cambiamento per evitare pessimi governi, scelte populiste e quel tanto spaventoso “default”, che potrebbe anche segnare la svolta per un popolo “maturo” che non esiste né in Grecia e né in Italia, dove invece da secoli va di moda il detto ” o Francia o Spagna …basta che se magna!!!”.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale                        Domenico  Cammarano

Poteri finanziari e alternative economico-culturali

 

Nell’articolo di sabato, partendo dal bonus in busta paga, promesso da Renzi, sono giunto al dibattuto problema sull’euro e le possibili alternative. In breve ho cercato, ancora una volta, di puntualizzare che l’essere nell’area dell’euro oppure ritornare alla lira o a qualcosa del genere, non mi sembra una questione così semplice come fanno apparire le schiere di populisti del calibro di Berlusconi con i suoi lacchè, Grillo e consorteria, la Lega di Salvini, giusto per citare i più autorevoli logorroici divulgatori di leggende metropolitane, sempre ottime per accaparrarsi voti quando si avvicinano le elezioni di ogni tipo.

Si badi bene, e lo dico anche all’amico vetero-comunista Carmine che necessariamente mi deve affibbiare un’etichettatura partitica, altrimenti nei suoi sclerotici schematismi filo-stalinisti non esisto o per lo meno devo agire “sottobanco” per incrementare qualche cordata elettorale, affermo e sottolineo che penso e agisco nella più completa autonomia, consapevole di essere una delle voci fuori coro, sicuramente non percepibile al confronto dei tanti tromboni con i loro megafoni, ma pur sempre libero e senza padroni a cui giustificarsi.

Dopo questa breve licenza, ritorno al problema sopra esposto e ripropongo il quesito sull’euro sostenendo che con esso o con la lira non si fanno progressi sul fronte economico e del debito pubblico e privato, se sostanzialmente non cambia la cultura dell’Italiano medio, se non prevale, almeno nella maggioranza degli Italiani propositivi, l’idea di un progresso sostenibile che non sia correlato solo al possesso di beni materiali e al consumismo irrazionale, ma che sia, invece, fondato sulla qualità della vita che sicuramente non ha nulla a che vedere con il depauperamento delle risorse naturali e  l’edonismo fondato sul possesso dei beni materiali, soprattutto quelli indotti  psichiatricamente  dalle pubblicità sostenute dalle grandi lobby industriali e finanziarie.

La moneta rimane un mezzo di scambio che simbolicamente rappresenta una ricchezza prodotta, con la quale posso acquistare altri beni che hanno un equivalente valore d’uso e di scambio. Ma se produco 100 e voglio acquistare 200 o 300, non farò altro che indebitarmi rendendomi schiavo di banche e usurai! Vai a capire che differenza fa aver debiti in lire o in euro oppure in ducati o dobloni d’oro? La storia, che una volta veniva definita maestra di vita, mentre oggi lo sono le sale da gioco d’azzardo, insegnava tante cose …. tra l’altro ci ricorda che il re Filippo II di Spagna  nel Cinquecento, quando il suo regno riceveva dalle colonie americane  tonnellate d’argento e d’oro che venivano trasformati in moneta circolante, per ben tre volte dichiarò la bancarotta, per l’impossibilità di restituire i debiti contratti con le banche!!!  E tutto questo perché aveva una concezione della finanza e della gestione economica dello Stato tra le peggiori d’Europa e di ciò ne approfitto l’Inghilterra elisabettiana che in pochi decenni acquisì il primato commerciale e navale in Europa, che a quei tempi voleva dire del mondo.

Ora riproporre modelli catastrofici finanziari fondati sulla duplicazione dei capitali monetari con la semplice operazione di moltiplicare la cartamoneta circolante o peggio ancora sostituendo questa con il denaro immateriale ( per intenderci quello delle carte di credito) è pura follia, che farebbe la gioia solo degli speculatori finanziari , che con le cartolarizzazioni e i derivati ( prodotti che incrementano la finanza -ombra che può contare su introiti superiori all’intero Pil mondiale !!!) che si nutrono proprio sui debiti contratti dai privati e dalle imprese  e dagli enti statali ( comuni, province, regioni e naturalmente lo Stato), che nell’immediato danno la sensazione di poter far fronte agli sperperi, ma col tempo vengono centuplicati e a pagarne le conseguenze saranno i nostri figli e nipoti.

Ai saccenti che strombazzano sentenze, suggerirei di investigare in che modo enti pubblici come le regioni dal Lazio, alla Campania, dal Piemonte alla Sicilia e circa un migliaio di comuni dal Nord al Sud d’Italia hanno utilizzato le cartolarizzazioni per pagare i propri debiti e come questi influenzeranno le politiche delle Giunte dei  prossimi decenni, quando dovranno restituire interessi e capitali, moltiplicati col sistema dell’usura legalizzata.

Ora il problema a monte è quello di eliminare sperperi nelle gestione privata e pubblica e rendere impotenti i ladri che si trovano distribuiti in ogni partito dalla destra alla sinistra: chi non mangia ancora, probabilmente conserva la sua “verginità” solo perché non ha avuto occasioni per amministrare il denaro pubblico.

Ma il problema non è solo legato alla corretta  amministrazione delle risorse pubbliche, ma ai controlli che dovrebbero riguardare tutti i rappresentanti del popolo sovrano: ma da questo punto di vista tutti sono “sordi”, compresi i battaglieri sostenitori del M5S. Concludo questa mia riflessione affermando che si può anche  uscire  dall’area dell’euro, si può adottare anche una nuova moneta di scambio, ma per non essere ancora più travolti dagli usurai, dopo aver dichiarato bancarotta e denunciato i “ladri” legalizzati delle finanziarie internazionali che speculano sulle nostre debolezze ( i debiti accumulati da decenni !!!) mica possiamo chiedere il denaro a Babbo Natale o alla Befana? Ne possiamo iniziare a stampare banconote a nostro piacere come proporrebbe qualche imbecille della nostra partitocrazia, che pur di catturare consensi propina ricette indegne di un qualsiasi onesto politico che abbia nozioni elementari d’economia.

E allora? Occorre imparare a campare con quello che si produce, eliminando la corsa allo sperpero e al consumismo fine a se stesso; bisogna lavorare meno per far lavorare a tutti, bisogna riaprire le fabbriche  che sono state trasferite all’estero dagli speculatori, magari nazionalizzando attrezzature e marchio di fabbrica e facendo gestire il tutto a cooperative di lavoratori sotto l’egida dello Stato ( sa di socialismo , ma qualcosa del genere lo fece anche Mussolini con l’Imi e l’Iri a sostegno  dell’occupazione e anche Roosevelt  negli Usa per sollevare l’economia nazionale), ma bisogna creare dal basso una rivoluzione culturale che sostituisca le slot machine e i giochi d’azzardo, i lavaggi del cervello operati dai monopoli televisivi e i tanti luoghi comuni legati al consumismo , con l’idea filosofica che all’avere bisogna saper progettare  la crescita del proprio essere in termini culturali, affettivo-relazionali e socio-politici come autentica promozione umana.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale                 Domenico   Cammarano

Per un’economia cristiana oltre il capitalismo finanziario

 

logo per ok notizie

Quando parliamo di  problemi economici connessi alla dottrina cristiana, facilmente il discorso viene deviato dai principi dottrinari, per associarlo alle politiche delle gerarchie ecclesiastiche, alle loro miserie umane, alle derive conservatrici e autoritarie che nulla hanno a che vedere con il genuino messaggio evangelico, fondamentalmente rivoluzionario sul piano etico, sociale e umano. Quasi esclusivamente si inizia a parlare dello Ior  e delle collusioni legate ad ambienti del Vaticano e , in tempi più remoti, al ruolo del Banco di Roma vicino alla Santa Sede, che sostenne  la guerra di Libia con il pieno appoggio della stampa cattolica.

Qui non ci interessa ripercorrere le miserie e le debolezze di tutti coloro che , pur professandosi cattolici, hanno condiviso e sostenuto le speculazioni finanziare del peggior capitalismo. Il Cristianesimo, come dottrina filosofica e visione etico-sociale, è sicuramente anticomunista e anticapitalista. Il Cristianesimo è estraneo, naturalmente, anche a quella visione antropologica concepita dall’idealismo e realizzata dal fascismo, dove il singolo esiste solo in funzione dello Stato e dei suoi obiettivi che riguardano , di converso, una esigua parte della società.

In un’ottica cristiana l’economia è solo un mezzo per realizzare quel benessere materiale propedeutico per quello spirituale: un uomo moralmente sano e spiritualmente in crescita è anche un uomo che può godere di quelle risorse dell’ambiente che soddisfano le esigenze naturali di ogni essere vivente, che può curarsi ed educarsi, realizzando il suo progetto di vita guardando con fiducia al suo futuro , a quello dei suoi cari e della comunità dove interagisce  e contribuisce al benessere generale.

In una visione cristiana dell’uomo, l’economia può organizzarsi anche attraverso i sistemi produttivi del capitalismo sociale, ma a condizione che la ricchezza collettivamente prodotta sia ridistribuita seguendo i principi dello stato-sociale e della solidarietà , come valore costitutivo dell’essenza dello Stato. In termini meno generici, lo Stato deve essere garante della produzione delle ricchezze necessarie a tutti i cittadini, concependo non solo la distribuzione equa di quest’ultime, secondo le naturali esigenze e bisogni, ma ridistribuendo opportunamente il lavoro a tutti i cittadini secondo le soggettive capacità fisiche e mentali.

A tal fine le attività finanziarie, gestite dallo Stato, devono sostenere l’economia produttiva, con crediti agevolati, la ricerca in ogni settore d’interesse collettivo, per migliorare la qualità della vita di ogni cittadino sull’esempio del sociologo cristiano Giuseppe Toniolo, che agli inizi del Novecento sostenne la nascita delle Casse Rurali a favore delle piccole e medie aziende, creò fondi di risparmio, gruppi giovanili di cattolici, ispirò l’impegno sociale dei credenti nel difficile periodo del non expedit insegnando la solidarietà cristiana anche nell’ambito economico-finanziario, “socializzando” gli interessi sui capitali prestati alle imprese e ai piccoli imprenditori. Giuseppe Toniolo può essere ricordato, primo tra i pensatori moderni, per aver reso l’etica come elemento imprescindibile nell’attività economica, che dà sostanza stessa all’economia. Toniolo è dunque l’uomo della sintesi tra etica ed economia. Tutto ciò può legarsi a quel criterio molto più recente del “micro-credito” che seppur in situazioni “sperimentali” sostiene tante iniziatine missionarie in Africa e , in genere, nei Paesi sottosviluppati.

Agli antipodi di tutto ciò vi è l’attuale strapotere del finanzcapitalismo mondiale, che attraverso il sistema bancario ombra con i suoi strumenti che “creano” denaro dal denaro attraverso i debiti pubblici e privati, con l’invenzione delle “cartolarizzazioni” e dei “derivati”, speculano sulle risorse mondiali, annichiliscono i bisogni di centinaia di milioni di esseri umani, per realizzare l’unico obiettivo del massimo profitto nel più breve tempo possibile, annullando il ruolo sociale che le banche hanno avuto fin dalla loro nascita.Questo sistema finanziario “ha rotto il proprio contratto sociale, secondo il quale  opera nell’interesse dell’economia insieme alla società ….e da strumento per le attività umane ,le banche si sono trasformate  in  un problema  per la società e in fonte di instabilità e crisi” (A. Banares “Finanza per Indignati”).

Senza ombra di dubbio, questa visione neoliberista del finanzcapitalismo è anticristiana e decisamente più pericolosa del comunismo economico: ma con sommo rammarico, non sento e non vedo alzarsi veemente la voce della Chiesa contro questi fenomeni consolidati della finanza mondiale che hanno asservito i governi dell’U.E. e quindi anche dell’Italia e di tutte le politiche economiche mondiali.

Papa Francesco sta cercando di rigenerare la sua Chiesa sul piano morale: ciò è un bene, ma non è ancora il Bene! Un’economia asservita alle lobby della finanza mondiale, genera privazioni, povertà, sfruttamenti, conflitti e guerre, che non è possibile frenare con il sorriso e la schiettezza di un sant’uomo come il Papa. I cristiani, come popolo di Dio, dopo qualche minuto di giaculatorie quotidiane, dovrebbero adoperarsi con la vera preghiera, che è costituita dalla solidarietà, dalla lotta contro Mammona, additando speculatori e loro complici locali, nazionali e mondiali, che oggi portano il nome di coloro che percepiscono stipendi d’oro, che sfruttano l’uomo per sete di ricchezza (Mammona), che hanno il nome di banche e finanziarie italiane ( Monte dei Paschi di Siena, Intesa San Paolo, Unicredit), europee e mondiali che di fatto hanno generato la crisi internazionale. Non occorre solo vendere qualche oggetto d’oro delle Chiese, ma occorre creare materialmente quel “Credito” a favore del lavoro, a favore degli “ultimi”, di matrice cristiana, che si è inabissata  per le complicità e le alleanze  che nulla hanno a che vedere con la solidarietà  e  la visione cristiana dell’uomo e della vita.Naturalmente, la Chiesa deve continuare a lavorare sul piano etico, ma deve anche ispirare programmi economici e sociali che, poi, devono essere realizzati dallo Stato con i suoi pieni poteri, senza delegarli a chicchessia, compreso l’Unione europea.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale                Domenico  Cammarano

L’attuale europeismo e le possibili alternative per l’Italia ( seconda parte)

 

Ho sostenuto, nel mio primo intervento, che l’europeismo è un valore positivo , ma non assoluto, cioè non si può sacrificare la propria sovranità popolare e la qualità del  proprio avvenire nel nome di un ideale che avvantaggia pochi e sacrifica molti popoli e noi Italiani in modo particolare. Se unità doveva essere e ancora dovrà essere, questa deve realizzarsi su basi paritetiche, cosa che non hanno saputo fare i nostri governi negli ultimi 15 anni.

Nella situazione in cui ci troviamo, come governo Italiano, dobbiamo solo denunciare questi accordi e profilare alla Germania e alla Francia e  a tutti i sostenitori europei di queste regole, che continuando su questa china si rischia seriamente la nostra uscita dall’area dell’euro, con tutte le conseguenze per l’intera Europa. Quindi , parafrasando il nostro inno nazionale dobbiamo, in primo luogo, stringerci a coorte, sperando che per i nostri rammolliti concittadini , sia ben chiaro cosa comporta un’epocale cambiamento di rotta! Ebbene, se l’ultima spiaggia dovesse essere l’uscita dall’area dell’euro e il ritorno alla lira, dopo aver finalmente battuto i pugni sui tavoli di Bruxelles, bisognerebbe invertire parecchie rotte sul piano economico , sociale e ancor prima sul piano culturale.

In primo luogo, dovremmo definitivamente abbandonare qualsiasi politica neoliberista, che negli ultimi anni ha rappresentato “il cavallo di Troia” per il finanzcapitalismo, che come tutte le forme di usura, ha moltiplicato i nostri debiti, fino a strangolarci o quasi. Ciò significa che bisogna ritornare allo stato-sociale, così come fu concepito dai padri costituenti, e se modifiche vanno apportate alla Costituzione, queste vanno concepite esclusivamente nella direzione di attuare finalmente  quei principi di solidarietà e di benessere condiviso. A tal fine occorre eliminare i privilegi ( vedi stipendi e pensioni d’oro) e tutte quelle politiche di spreco inadeguate ai nostri gravi debiti ( vedi missioni all’estero, acquisti di bombardieri ) ridurre l’acquisto delle fonti d’energia tradizionale e sostituirle con quelle rinnovabili di ogni tipo, prodotte esclusivamente in Italia e ,di converso, dimezzare le accise sui carburanti. In un clima di austerity, proporrei “stipendi d’oro” solo ai ricercatori in ogni ambito  che sappiano realizzare “invenzioni” socialmente utili e vantaggiose.

In generale bisognerebbe rilanciare lo sviluppo delle piccole e medie aziende e delle imprese in generale, dimezzando il costo del lavoro, riducendo le imposte e defiscalizzando per i primi due anni tutte quelle che si creano ex novo, agevolando il credito con tassi d’interesse dimezzati rispetto a quelli attuali, ed erogati esclusivamente dalla Banca d’Italia, unica delegata dal popolo italiano a stampare e ad amministrare il nostro denaro. Naturalmente lo Stato dovrebbe rimborsare in 60 giorni tutti i crediti vantati dai cittadini. E ancora, sempre in quest’ottica, sostenere tutti i prodotti italiani, creando un  ”protezionismo culturale” e  lasciando al libero mercato solo quelle merci provenienti dagli Stati esteri dove lo scambio commerciale tuteli la vendita della nostra produzione agricola e industriale in termini paritetici ( do ut des) !

Per favorire l’occupazione bisognerebbe abolire lo straordinario, sottrarre almeno un’ora da ogni dipendente pubblico e privato e costituire nuovi posti di lavoro e nel contempo  con il turnover, invece di prospettare 4 assunzioni per ogni 10 pensionamenti,come emerge nella legge di stabilità, proporre 20 assunzioni per 10 pensionamenti , creando posti con il 50% dell’orario standard, rispetto agli attuali contratti di lavoro, riservandoli ai giovani disoccupati. Inoltre bisognerebbe riaprire i tribunali da poco chiusi e ripristinare le strutture sanitarie chiuse favorendo nel contempo l’assistenza domiciliare per gli ammalati. Insomma creare lavoro, eliminare gli sprechi e i privilegi, ridefinire gli stili di vita e abituare un po’ tutti prima a produrre e poi a consumare, invertendo la tendenza ad acquistare “tutto a rate, tutto a debito” per la gioia degli speculatori finanziari nazionali e internazionali. Ciò comporterebbe , forse, anche al ritorno alle domeniche senza l’automobile e, magari,trasformarle in ibride, per tutti i  giorni della settimana, sfruttando la genialità dei nostri artigiani italiani, che non trovano mercato, a causa degli interessi voraci delle lobby petrolifere.

In un clima di rinnovata fiducia e di collaborazione sociale e culturale, in un’ottica tendente all’eliminazione degli sprechi, dei privilegi e  delle truffe, comprendente l’individuazione dei grandi evasori, unitamente alle strategie economiche suddette, potremmo anche salutare l’euro  e ritornare ad una nostra moneta nazionale.  Ma senza una visione d’insieme in un processo di rivoluzione culturale e morale, è meglio continuare a strisciare ai piedi dei signori di Bruxelles, perché rischieremmo di ritrovarci  in condizioni ancora più tragiche.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale     Domenico  Cammarano

L’attuale europeismo e le possibili alternative (prima parte)

 

Così come è nata l’Unione europea, sta affondando sempre più l’Italia o comunque non la sorregge nelle sue problematiche economiche. Ma quali sono le cause e le possibili soluzioni? Sicuramente gli ideali  da Mazzini al Trattato di Roma del 1957, non sono venuti meno e penso che vadano ancora condivisi. Ma l’ideale europeista non era  e non può essere una serie di cambiali firmate in bianco da parte di un gruppo di Nazioni, rispetto alle regole imposte da poche altre. Naturalmente le colpe non possono essere scaricate su quelle nazioni come la Germania e la Francia che fanno il loro gioco e cercano di trarre i maggior vantaggi che offre loro l’Unione europea.

Il problema è da individuare nell’approssimazione dei nostri governi, che negli anni Novanta definirono gli accordi che ci condussero all’euro e ad una serie di prescrizioni, che di fatto, ci hanno imposto una limitata sovranità popolare. Per i meno attenti, ricordo che anche per la legge di stabilità, abbozzata in questi giorni dal nostro governo, prima di essere ratificata , deve essere sottoposta ai controlli da parte di Bruxelles (sic!). Insomma,  abbiamo fatto tanto nel Risorgimento per ottenere la nostra sovranità popolare e la nostra indipendenza, abbiamo lottato per liberarci dal dominio nazi-fascista, per ritrovarci , per colpa di una classe politica asservita alla finanza mondiale, a chiedere alla Bce il nostro denaro e poi pagarle gli interessi, per chiedere il permesso per le nostre politiche economiche, per chiedere il permesso sulle quote latte o sulle larghezze dei nostri marciapiedi ecc, ecc.

Certamente, si è confuso l’amore per la collaborazione e il sostegno reciproco, nella giusta ottica del benessere di tutti i popoli, con la subordinazione economica e  la limitata sovranità popolare. Allora, lo Stato Italiano che cosa avrebbe dovuto chiedere, prima di aderire a questa sottospecie di Unione Europea e alla sua moneta unica? E’ molto semplice! Avremmo dovuto chiedere contestualmente all’unione monetaria, anche quella finanziaria e quindi definire prima ancora dell’euro, una comune politica fiscale e una pianificazione delle politiche economiche condivise  e non imposte da una “troika” che impone le sue scelte a tutte le altre nazioni europee. Ancora, avremmo dovuto ottenere la realizzazione di una politica estera e di difesa dell’Unione europea che, ora, avrebbe l’onere di affrontare il problema dei profughi e , in un recente passato, di risolvere le varie crisi mediterranee, come quella della Libia.

E invece? Ci vengono a bacchettare e a multare per la questione dei rifiuti, ma pretendono annualmente 50/51 miliardi di euro per contributi nei confronti delle nazioni disagiate dell’Unione, ma nel contempo veniamo bacchettati perché il nostro disavanzo attuale è del 3,1% invece del 3% rispetto al nostro Pil, cioè per una differenza di qualche miliardo, mentre  ne dobbiamo elargire 49 in più all’Europa!!! Ma la colpa, ribadisco, non è dell’Europa , ma di quella nostra classe politica impreparata, confusionaria e forse in qualche caso asservita ai poteri finanziari , che fanno della Bce e del Fmi le leve principali del finanzcapitalismo mondiale.

A questo punto dobbiamo essere rassegnati e piegarci ai rapporti di forza attuali e agli sbagli del passato dei nostri politici ansiosi di essere proclamati i paladini dell’europeismo?Certamente, non possiamo uscire dall’oggi al domani dall’area dell’euro, oltretutto i nostri mega debiti sono reali, sempre per l’incapacità e la voracità della nostra classe politica di centro destra e di centro sinistra e anche di tutti gli altri presenti in Parlamento. Chi si presenta ora, come il rinnovatore della politica e dell’economia italiana, che ha promesso di aprire il Parlamento “come una scatoletta di tonno”, chi vorrebbe abbandonare l’euro e ritornare alla lira, lo fa con la presunzione del “ciarlatano” incosciente, che presuppone una soluzione facile, senza approfondire le conseguenze e mostrarle agli Italiani e soprattutto farle condividere, perché comunque vada, tutti, in un modo o nell’altro, ne pagheremo le conseguenze e non so se poi tutti ne siano consapevoli e disposti a subire sacrifici e stili di vita meno superficiali di questi attuali. Di questi aspetti ne riparlerò nella seconda parte di quest’intervento.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale.            Domenico   Cammarano

La legge di stabilità e le occasioni mancate

 

Ieri il governo Letta ha emanato, dopo lungo travaglio, la legge di stabilità alias finanziaria, che naturalmente, per l’approvazione finale , dovrà passare per le Camere , quindi è facile prevedere che riceverà altre modifiche dettate sempre dai precari equilibri presenti nella coalizione che sostiene il governo.

Da più parti è stata valutata con freddezza e in qualche caso con netta disapprovazione, perché essenzialmente è difficile intravedere in essa una tappa per un programma di rilancio della nostra economia. Accontentiamoci, per il momento, che non sono previsti altri tagli alla Sanità e che si prevedono qualche spicciolo nella busta paga, che sicuramente saranno ampiamente volatizzati dall’aumento delle tasse locali, con le quali si sta giocando, negli ultimi mesi, solo a cambiar sigle, ma che sostanzialmente comporteranno per tutte le famiglie un aumento dell’Imu e sulle imposte relative ai rifiuti urbani.

Che cosa , invece, avrebbe potuto fare il governo? Destinare le dismissioni dei beni dello Stato per abbattere il debito pubblico e non per le spese pubbliche: la somma ricavata sarà minima , ma vale il principio che quello che appartiene a tutti, se viene venduto deve andare a beneficio di tutti. Nella legge di stabilità non avremmo voluto ritrovare ancora rifinanziamenti per le missioni all’estero, che nello stato di crisi e di indebitamento in cui ci troviamo, non possiamo più permetterci, come se fossimo ancora una nazione benestante.

Anche sul tema delle pensioni , parlare di stretta su quelle d’oro, nella direzioni di non indicizzare le pensioni superiori ai 3000 euro è semplicemente ridicolo!  Da un governo serio, potevamo attenderci , diversamente, non la mancate indicizzazione delle pensioni medio-alte, ma il taglio delle pensioni superiori ai 5000 euro e contestualmente il taglio di tutti gli stipendi al di sopra di questa cifra. Penso allo scandalo di più di 33000 pensioni che in Italia superano i novantamila euro al mese (sic!) e gli stipendi di parlamentari, funzionari dello Stato, compreso quelli della Corte Costituzionale e degli alti gradi della Magistratura , che superano i trecento/quattrocentomila euro di stipendio mensile!!! E’ una vergogna che meriterebbe vere insurrezioni popolari; invece in piazza dobbiamo ancora assistere alle sceneggiate di quattro deficienti, come si è verificato ad Albano, che hanno manifestato a favore del boia nazista di Priebke!

Ritornando alle misure del nostro governo, gli unici tagli che avremmo voluto vedere, riguardano gli  stipendi e le  pensioni d’oro, insieme alle  spese inopportune a sostegno delle missioni all’estero ( ricordo l’acquisto di qualche mese fa di 10 bombardieri da 150 milioni di euro ognuno) . Avremmo voluto vedere la cessazione di questi salvataggi di grande aziende, come l’Alitalia, che si gestiscono male e stanno da anni in deficit, ma troppo spesso, prontamente, lo Stato interviene con il denaro pubblico, gestito dai soliti grandi imprenditori privati,  che dopo aver causato la crisi di altre aziende (vedi Telecom) investendo soldi pubblici, per demeriti acquisiti,  li ritroviamo di nuovo a gestire, con i soldi delle Poste ( ma di chi sono , se non dei risparmiatori?)  le pessime strategie dell’Alitalia: basta ricordare che un biglietto Roma-Milano dell’Alitalia, costa di più rispetto al volo Roma- New York di un’altra compagnia di volo!!!

Di converso, avremmo voluto vedere un’azione concreta a sostegno della piccola e media industria, che è sempre stata l’ossatura economica dell’Italia, sicuramente più fedele al territorio, invece di queste grandi aziende ( ricordo anche le vicende della Fiat) che dopo i vari sostegni statali, negli scorsi decenni, ora fanno la voce grossa e minacciano continuamente di spostare tutti i loro stabilimenti fuori dall’Italia.

Insomma, nonostante la buona volontà e la pazienza, accenni di svolte da parte del governo non si vedono…occorrono  sicuramente alcuni anni per una svolta, ma se il buongiorno si vede dal mattino, c’è poco da sperare.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale.           Domenico  Cammarano

La cancrena sociale del Neoliberismo.

 

Per dottrina Neoliberista intendiamo quel pensiero economico dominante nella nostra società che ha avuto origine con la scuola di Chicago guidata Milton Friedman  premio Nobel per l’economia nel 1976 e poi adottato dagli Usa e dalla Gran Bretagna fin dagli anni Ottanta.Un ruolo fondamentale , nell’affermazione di questa pratica economica l’ha svolto il FMI ( Fondo mondiale internazionale) e la Banca Mondiale e senza ombra di dubbio dalla politica economica dell’ Unione Europea.Questa teoria postula la tesi che i mercati sanno autoregolarsi e per questo è necessario che lo Stato si faccia da parte per lasciare per lasciare campo libero agli speculatori  nell’acquisizione del  massimo profitto.

Tra i pilastri del neoliberismo,  fondamentale è l’assioma “prezzo uguale valore”, cioè si sostiene che tutto deve diventare merce e solo  il libero mercato è in grado di assicurare la produzione di beni e di servizi in condizioni vantaggiose; va da sé che anche i servizi essenziali dello Stato sociale, come la sanità e l’istruzione devono essere collocati sul mercato, dove la domanda e l’offerta saranno equilibrate  da “quella mano invisibile” della speculazione che produrrà un ridimensionamento di questi servizi pubblici a favore di quelli privati che innalzando i costi potranno essere sopportati solo delle classi più agiate. Lo slogan dei partiti di centro-destra, e non solo,  ”meno tasse  per tutti” è giustificato dalla convinzione che il sistema fiscale  non è più considerato un baluardo  per la giustizia sociale  e la redistribuzione  delle risorse collettive, ma un fardello  dello Stato assistenziale, per garantire  la pace sociale. Il teorema di fondo del neoliberismo economico è dato dall’equazione il privato sta  all’efficienza, come il pubblico sta all’inefficienza e pertanto occorre intraprendere provvedimenti  per trasferire progressivamente  ai privati tutti quei settori storicamente pubblici. In pratica  è tutto ciò che si è realizzato in Italia con le privatizzazioni, negli ultimi decenni, con l’esplicita volontà dei governi di centro-destra e con  l’ignobile complicità di quelli del centro-sinistra.

Per chiarire ancora meglio il concetto prendiamo ad esempio il problema della scuola pubblica: il valore dell’istruzione è valutato in base allo stipendio degli insegnanti e dal costo di gestione delle strutture scolastiche; se tutto ciò può essere ridimensionato limitando la qualità del servizio e favorendo le strutture private, non accessibili a tutti, per il sistema neoliberista è sicuramente un vantaggio per il mercato, quindi va sostenuto e incoraggiato. E’ emblematica la risposta nel ministro Tremoti nel 2010, data ai giornalisti che in un’intervista gli chiedevano spiegazioni sui tagli alla cultura e all’istruzione operati dal governo di centro-destra: testualmente dichiarò ” Con la cultura non si mangia”! Tale affermazione riassume  correttamente la visone politico-economica del neoliberismo: il valore di ogni attività umana è dato unicamente  dal suo prezzo, da quanta ricchezza produce, dalla domanda e dall’offerta; altri parametri, relativi al benessere psicofisico, alla crescita umana e culturale di ogni individuo, rappresentano dati che non hanno un valore sul mercato, quindi  possono essere tranquillamente ridimensionati.

Da un punto di vista più generale, nella teoria neoliberista, il valore ambientale sociale e relazionale dei beni e dei servizi non viene in nessun modo preso in considerazione. Tra due prodotti con caratteristiche simili presenti sul mercato, l’unica discriminante è il prezzo: se il primo è prodotto inquinando, sfruttando i lavoratori in Paesi esteri, che non garantiscono né la legalità e né la  sicurezza sui luoghi di lavoro, ma presenta un prezzo migliore rispetto al secondo prodotto  realizzato con parametri di sicurezza per l’ambiente e nel rispetto e nelle norme che garantiscono i lavoratori, questo non interessa minimamente  l’economista neoliberista, quindi sicuramente verrà sostenuto il primo prodotto  che crea maggior profitto.  A tal proposito è noto a tutti il trasferimento delle nostre aziende nei Paesi senza nessuna norma e  rispetto per l’ambiente  e per chi lavora; ma parimenti  è evidente a tutti l’invasione dei prodotti dalla Cina di infima qualità, imposti sui nostri mercati a danno delle nostre aziende e dei nostri lavoratori.

Tutto quello che ho accennato è solo una descrizione parziale del fenomeno, ma potrebbe ugualmente stimolare la riflessione di quei milioni di nostri concittadini, che ancora ubriacati dagli slogan pubblicitari del centro-destra, che sostiene esplicitamente il neoliberismo, non comprendono, a proprio danno, che per tutti coloro che vivono con pensioni e stipendi che oscillano intorno ai mille euro, oltre alle schiere dei disoccupati e sottoccupati, sostenere queste politiche , equivale ad essere masochisti.Il neoliberismo , come dottrina esplicitamente anticristiana che nega i principi della solidarietà e del benessere collettivo, può essere sostenuto egoisticamente solo dagli speculatori e tra quei ceti agiati dell’alta borghesia, che rappresentano una percentuale minima della nostra società, che badano solo al dio denaro sprezzanti di tutto e di tutti. Viceversa è compito di una rinnovata politica neodemocratica “educare” gli sprovveduti , manifestando i reali contenuti dei programmi politici ed economici, che sono all’origine del finanzcapitalismo mondiale che sta sottomettendo anche quei Paesi che si erano avviati, nel secondo Novecento, ad una più coerente politica democratica.

Per la Neodemocrazia sociale e integrale.              Domenico   Cammarano

A debito estremo, rimedi estremi contro il finanzcapitalismo

 

In un’Italia sempre più in affanno sul piano della recessione economica  e con il debito che ha raggiunto un baratro senza ritorno di 2000 miliardi di euro ,pari a circa 33.000 euro pro capite per ogni Italiano, gli unici interventi del  governo, ancora in bilico con i problemi giudiziari di Berlusconi, riguardano la definitiva chiusura di  1000 sedi giudiziarie tra tribunali, sedi distaccate, procure e uffici del giudice di pace. La misura era contenuta nei decreti legislativi 155 e 156 del settembre 2012 e viene applicata, proprio in questi giorni, dopo il definitivo via libera ottenuto dalla Corte Costituzionale. Un provvedimento che ha provocato anche forti critiche e contro cui sono in atto diverse mobilitazioni. A Sala Consilina, in provincia di Salerno, il caso più eclatante. Un uomo si è cosparso di benzina e ha tentato di darsi fuoco mentre protestava davanti al Palazzo di giustizia del paese; a Sulmona l’ordine forense ha attivato un presidio permanente all’interno del tribunale e  da lunedì gli avvocati hanno iniziato lo sciopero della fame; infine, solo per citare alcuni casi eclatanti, in Sicilia almeno 140 persone sono state denunciate per le proteste contro la soppressione dei Tribunali di Nicosia (Enna) e Mistretta (Messina). 

Ma non vi è solo il problema della soppressione dei tribunali: anche presidi ospedalieri un po’ ovunque in Italia sono stati chiusi o rischiano la chiusura come quello di Agropoli in provincia di Salerno, dove nel periodo estivo la popolazione si raddoppia per la presenza di un turismo proveniente da ogni regione, lasciando nello sconforto soprattutto le  popolazioni locali, che ora per ricorrere a cure urgenti, devono percorrere decine di chilometri, eliminando, di fatto, la garanzia di un’assistenza rapida, che spesso è determinante per la vita dei cittadini. Esistono sicuramente anche responsabilità nella gestione allegra di queste Asl, ma il problema dovrebbe risolversi eliminando gli abusi e gli sprechi, non ridimensionando l’intero servizio assistenziale!

Contemporaneamente, in questi giorni ,assistiamo ai licenziamenti di migliaia di operai delle acciaierie dell’Ilva che vanno ad ingrossare le centinaia di migliaia di lavoratori che nell’ultimo anno hanno perso il lavoro. Di fronte a tutto questo scempio noi ignari cittadini dobbiamo assistere alle sceneggiate dei vari partiti, che di tutto s’interessano e discutono, tranne dei problemi gravi della popolazione.

Ma possiamo solo far la cronaca di questi disfatte? E’ giunto anche il momento di partecipare, ai pochi cittadini che ancora hanno una coscienza politica, un invito connesso ad una proposta concreta? Penso proprio di si e quindi credo che sia giunto di affermare con forza e sostenere ogni iniziativa politica che sta lottando per la riapertura dei tribunali, degli ospedali e delle fabbriche dal Nord al Sud d’Italia, per garantire in primo luogo quel lavoro essenziale che rappresenta la chiave di volta dell’intera impalcatura ideologica della nostra Costituzione e che già rappresentava per Piero Calamandrei, un padre costituente, la problematica essenziale da attualizzare,  all’indomani della sua entrata in vigore.

La crisi economica e il debito pubblico, ormai mostruoso,sono la risultante di decenni di pessima politica economica ma anche  di errate  scelte finanziarie  da parte di statisti come Ciampi ad Andreatta che di fatto favorirono la separazione della Banca d’Italia dalla politica, aggravando ancora di più quel debito pubblico con i suoi effetti. In sintesi il problema del debito italiano si è aggravato   all’inizio degli anni Ottanta,  sotto la pressione della grande finanza anglosassone, prima protagonista del finazcapitalismo mondiale, che ha convinto la Banca d’Italia (Ciampi) a divorziare dal Tesoro (Andreatta), cessando di essere il “bancomat” del governo, cioè il fornitore a costo zero del denaro necessario alla nazione. Da quel momento, per sostenere infrastrutture e servizi per i cittadini, lo Stato ha dovuto attingere denaro dal mercato privato, a caro prezzo, mettendo in vendita titoli di Stato da ripagare con salatissimi interessi.

Quindi, trovandoci ormai alla deriva, è inutile proporre altre tasse, altre limitazioni allo Stato sociale: occorre solo far ripartire l’occupazione, ricomponendo e rilanciando servizi e aziende, piuttosto che ridurre all’osso le strutture portanti della nostra società civile. La Storia ci ha insegnato che quando i debiti superano le reali ricchezze di uno Stato, o questo viene affondato o si affonda il debito: ma in questo dilemma non può e non deve mai naufragare il popolo, caso mai devono essere annichiliti tutti quei politicanti da strapazzo, causa prima del nostro naufragio, per le scelte a monte, e causa ultima per la palese e reiterata incapacità di risolvere il problema finale.

 

Per la Neodemocrazia sociale ed integrale.                     Domenico  Cammarano