I costi dell’agricoltura tra lavoro nero e lobby

 

Le cronache di questi ultimi giorni di agosto ci dovrebbero far riflettere su  tante contraddizioni sociali legate all’immigrazione clandestina, agli incidenti automobilistici , ai decessi dei lavoratori stranieri, reclutati dai “caporali” , impegnati nelle nostre aziende agricole,  che accettano di lavorare per trenta/trentacinque euro rispetto ai settanta che chiedono i nostri connazionali a parità di orario di lavoro ,con molto meno entusiamo e produttività, almeno per quello che  riferiscono i dati emersi dalle organizzazione di categoria.

Proprio quest’ultime sembrano concordare che trovare un’Italiano disposto a lavorare nel settore agricolo è impresa difficile, inoltre  i nostri  pretendono una paga che spesso è quasi il doppio rispetto ai lavoratori stranieri. Ma qual è il motivo di quest’atteggiamento? Perchè l’Italiano  preferisce essere disoccupato piuttosto che lavorare in questo settore? E perchè molte aziende agricole si rivolgono alla manodopera straniera, utilizzando la mediazione dei “caporali”? E lo Stato italiano come può accettare queste forme d’illegalità, senza porre in essere interventi efficaci per salvaguardare la dignità di tutti e con essa la legalità?

Il problema è abbastanza complesso e , come spesso accade, lo Stato incapace di garantire , anche con strumenti legislativi adeguati, il lavoro e i lavoratori e gli interessi generali, finisce per avvallare il lavoro nero e il caporalato. E questo perchè? Iniziamo a sottolineare che le imposte che sopportano le nostre aziende agricole , sono certamente superiori rispetto a quelle di altre nazioni europee come la Spagna, la Grecia ed altre ancora, che piazzano sui mercati esteri  i loro prodotti prima di quelli italiani. Da noi una maggiore tassazione e una filiera troppo lunga creano di fatto una sperequazione  che penalizza i produttori che vendono a 0,30 euro al chilo, mentre i consumatori acquistano anche a 1,50 euro al chilo lo stesso prodotto, pari al 500% rispetto al costo iniziale!!!!; in mezzo ci sono tre categorie, in modo particolare i mercati generali, che si arricchiscono alla faccia dei primi ( i produttori) e degli ultimi della filiera ( i consumatori) !!!

In queste condizioni, le aziende agricole dovrebbero solo chiudere se dovessero rivogersi a quella manodopera italiana di fatto inesistente e che comunque avrebbe dei costi troppo elevati rispetto al valore dei loro  prodotti che il mercato italiano impone,  mentre noi consumatori dovremmo solo acquistare prodotti provenienti dall’estero, con costi maggiorati e qualità inferiore.

Al contrario basterebbe  tagliare la filiera, aumentare i prezzi  dei prodotti agricoli a vantaggio degli agricoltori, in modo da garantire anche paghe più dignitose e redditi migliori alle imprese agricole, magari sollecitando anche tanti perdigiorno nostrani a lavorare ( vedi iniziative del M5S a proposito del reddito di cittadinanza poco realistiche!!!) , eliminando gli speculatori che guadagnano il doppio rispetto a quello che il produttore e i suoi operai devono dividersi, con il complice silenzio dello Stato. Ma sicuramente le lobby dei grossisti e le logiche dei mercati generali sono più forti di chi lavora e produce reale ricchezza, mentre il “caro” Renzi si gongola  con le sue riforme del “cavolo”, che non hanno prodotto nessun risultato tangibile per i disoccupati e per tanti settori delle attività primarie del nostro Paese.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale            Domenico   Cammarano

Il Jobs Act: la soluzione che non c’è!

 

Jobs Act, Cdm approva decreti attuativi. Renzi: "Rottamiamo cocopro e art. 18"Il Il premier Matteo Renzi tra il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi.

Ecco i punti principali della riforma che  il Consiglio dei ministri del 20 febbraio , con i “decreti attuativi”, ha reso operativa dal 1 marzo 2015:

Contratto  a tutele crescenti (decreto legislativo, esame definitivo)
Il contratto a tutele crescenti si applica ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato dopo l’entrata in vigore del decreto (dal primo marzo 2015). Si stabilisce una nuova disciplina dei licenziamenti individuali e collettivi. Per i lavoratori assunti prima dell’entrata in vigore del decreto restano valide le norme precedenti. Per i licenziamenti discriminatori e nulli resta la reintegrazione nel posto di lavoro. Per i licenziamenti disciplinari la reintegrazione resta solo se è accertata “l’insussistenza del fatto materiale contestato”. Negli altri casi in cui si accerti che non ricorrano gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, i cosiddetti “licenziamenti ingiustificati”, viene introdotta una tutela risarcitoria certa, commisurata all’anzianità di servizio (due mensilità per ogni anno di anzianità di servizio, con un minimo di 4 e un massimo di 24 mesi). 

Per evitare di andare in giudizio si potrà fare ricorso alla nuova conciliazione facoltativa incentivata: in questo caso il datore di lavoro offre una somma esente da imposizione fiscale e contributiva pari a un mese per ogni anno di servizio, non inferiore a due e sino a un massimo di diciotto mensilità. Con l’accettazione il lavoratore rinuncia alla causa. 

Per i licenziamenti collettivi il decreto stabilisce che, in caso di violazione delle procedure o dei criteri di scelta, si applica sempre il regime dell’indennizzo monetario che vale per gli individuali (da un minimo di 4 a un massimo di 24 mensilità). Per le piccole imprese la reintegra resta solo per i casi di licenziamenti nulli e discriminatori e intimati in forma orale. Negli altri casi di licenziamenti ingiustificati è prevista un’indennità crescente di una mensilità per anno di servizio con un minimo di 2 e un massimo di 6 mensilità. La nuova disciplina si applica anche ai sindacati e ai partiti politici.

Ammortizzatori sociali (decreto legislativo, esame definitivo)
Si introduce la Naspi, nuova assicurazione sociale per l’impiego. Vale per chi rimarrà disoccupato dal primo maggio 2015 e per tutti i lavoratori dipendenti che abbiano perso l’impiego e che hanno cumulato almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni di lavoro e almeno 18 giornate effettive di lavoro negli ultimi 12 mesi. La base retributiva della Naspi sono gli ultimi 4 anni di impiego (anche non continuativo) rapportati alle settimane contributive e moltiplicati per il coefficiente 4.33. La durata della prestazione è pari a un numero di settimane corrispondente alla metà delle settimane contributive degli ultimi 4 anni di lavoro. L’ammontare dell’indennità è commisurato alla retribuzione e non può superare i 1.300 euro. Dopo i primi 4 mesi di pagamento, la Naspi viene ridotta del 3 per cento al mese e la durata prevista è di un numero di settimane pari alla metà di quelle contributive degli ultimi 4 anni di lavoro. L’erogazione della Naspi è condizionata alla partecipazione del disoccupato a iniziative di attivazione lavorativa o di riqualificazione professionale.

Inoltre, in via sperimentale, viene introdotto l’Asdi: un assegno di disoccupazione che verrà riconosciuto a chi, scaduta la Naspi, non ha trovato impiego e si trovi in condizioni di particolare necessità. La durata dell’assegno, che sarà pari al 75 per cento dell’indennità Naspi, è di 6 mesi e verrà erogato fino ad esaurimento dei 300 milioni del fondo specificamente costituito.

Per i co.co.co (iscritti alla Gestione separata Inps) che perdono il lavoro c’è l’indennità di disoccupazione Dis-Col (Disoccupazione per i collaboratori). Presuppone tre mesi di contribuzione nel periodo che va dal primo gennaio dell’anno precedente l’evento di disoccupazione alla data del predetto evento. Il suo importo è rapportato al reddito e diminuisce del 3 per cento a partire dal quarto mese di erogazione. La durata della prestazione è pari alla metà delle mensilità contributive versate e non può eccedere i 6 mesi. Anche questa indennità è condizionata alla partecipazione a iniziative di politiche attive.

Semplificazione delle tipologie contrattuali e revisione della disciplina delle mansioni (decreto legislativo, esame preliminare)
A partire dall’entrata in vigore del decreto non potranno essere attivati nuovi contratti di collaborazione a progetto (quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza). Comunque, a partire dal primo gennaio 2016, ai rapporti di collaborazione “personali con contenuto ripetitivo ed etero-organizzati dal datore di lavoro” saranno applicate le norme del lavoro subordinato. Restano salve le collaborazioni regolamentate da accordi collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali. 

Vengono superati: i contratti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro e il job sharing. Vengono confermate le seguenti tipologie: contratto a tempo determinato, contratto di somministrazione (per quello a tempo indeterminato si prevede un’estensione del campo di applicazione, eliminando le causali e fissando un limite del 10 per cento sul totale dei dipendenti a tempo indeterminato dell’impresa), contratto a chiamata, lavoro accessorio (detto voucher, verrà elevato il tetto dell’importo per il lavoratore fino a 7mila euro e verrà introdotta la tracciabilità con tecnologia sms come per il lavoro a chiamata), apprendistato (si punta a semplificarlo, riducendone i costi per le imprese), part-time (vengono definiti i limiti e le modalità con cui il datore di lavoro può chiedere al lavoratore lo svolgimento di lavoro supplementare e le parti possono pattuire clausole elastiche o flessibili). Sempre per quanto riguarda il part-time, viene prevista la possibilità di richiederlo in caso di necessità di cura per malattie gravi o in alternativa al congedo parentale. 

Inoltre, in presenza di processi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale, l’impresa potrà modificare le mansioni di un lavoratore fino ad un livello, senza modificare il suo trattamento economico. Viene anche prevista la possibilità di accordi individuali, “in sede protetta”, tra datore di lavoro e lavoratore che possano prevedere la modifica del livello di inquadramento e della retribuzione al fine della conservazione dell’occupazione, dell’acquisizione di una diversa professionalità o del miglioramento delle condizioni di vita.

 Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (decreto legislativo, esame preliminare)
Il decreto interviene, innanzitutto, sul congedo obbligatorio di maternità, al fine di rendere più flessibile la possibilità di fruirne in casi particolari come quelli di parto prematuro o di ricovero del neonato. Il decreto prevede un’estensione massima dell’arco temporale di fruibilità del congedo parentale dagli attuali 8 anni di vita del bambino a 12. Quello parzialmente retribuito viene portato dai 3 anni di età del bambino ai 6, quello non retribuito dai 6 ai 12. Analoga previsione viene introdotta per i casi di adozione o di affidamento.

In materia di congedi di paternità, viene estesa a tutte le categorie di lavoratori la possibilità di usufruire del congedo da parte del padre nei casi in cui la madre sia impossibilitata a fruirne per motivi naturali o contingenti.
Il decreto contiene due nuove disposizioni in materia di telelavoro (benefici per i datori di lavoro privato che vi facciano ricorso per venire incontro alle esigenze di cure parentali dei loro dipendenti) e di donne vittime di violenza di genere (si prevede la possibilità per queste lavoratrici dipendenti di imprese private di astenersi dal lavoro, per un massimo di tre mesi).

Come ho già sottolineato lo scorso anno , quando il “ciclone” Renzi annunciò enfaticamente la sua nuova rivoluzione sul lavoro, si tratta di “aria fritta”! Sostanzialmente diventa più debole la posizione dei lavoratori nei confronti delle imprese e dello stesso Stato.  E’ scontato che lo Stato deve colpire i veri “fannulloni” che rubano uno stipendio senza produrre, anzi svolgendo una doppia attività a danno dei tanti disoccupati preparati e volenterosi. Ma sicuramente  la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti compie il proprio dovere e  spesso  fa anche gli “straordinari”! MA TUTTO QUESTO NON FARA’ SORGERE  NUOVI POSTI DI LAVORO!!! Nella migliore delle ipotesi (  e il tempo che si definisce galantuomo lo confermerà)  avremo più posti precari e, come oggi accade già nelle Poste nei Supermercati,  si moltiplicheranno le assunzioni per 3, 6 e 10 mesi, alla faccia di tutte le tutele e i diritti dei lavoratori.

I nuovi posti di lavoro, non si creano limitando le tutele ai lavoratori , indebolendo le loro posizioni contrattuali nei confronti degli imprenditori!  Fin quando abbiamo un mercato internazionale dove vi sono nazioni europee e asiatiche che  con un salario italiano pagano 5 lavoratori , ci saranno sempre imprenditori che preferiranno investire all’estero: la Fiat è un esempio lampante di come si è smantellata la produzione  delle auto in Italia per esportarla all’estero, per meri calcoli utilitaristici.

Invece lo Stato avrebbe dovuto dimezzare il costo del lavoro, incentivare le nuove imprese che assumono a tempo indeterminato, favorendo l’impresa artigianale e la piccola e media industria, senza regalare incentivi a “fondo perduto” senza prospettive, ma detassando e dimezzando la bolletta  energetica, per tutti quelli che effettivamente producono ricchezze. Lo Stato dovrebbe  favorire con  ogni mezzo i ricercatori , invece di demotivarli e indurli a trasferirsi all’estero, per creare opportunità  e innovazioni in tutti i settori della produzione, delle tecnologie e delle scoperte scientifiche. Con nuovi brevetti, nuove invenzioni si progredisce e si creano  nuove opportunità per produrre e far lavorare milioni di disoccupati. Altro che le palle che spara quell’arrogante “toscanino” di Renzi con le sue giovani marionette che ripetono a memoria il suo copione!!!

Si crea nuovo lavoro e  più occupazione, se invece di chiudere centinaia di aziende per acquistare “porcherie” all’estero, si migliora il nostro prodotto con soluzioni “creative”, imponendo, al contrario,  la nostra qualità sui mercati esteri. Tutto il resto è aria fritta: al nostro novello “salvatore della patria”  queste pseudo-riforme, servono solo per distrarre l’opinione pubblica e abbindolare i soliti “grulli”  che ancora credono nelle chiacchiere di questa classe politica. Ai posteri l’ardua sentenza! Voglio vedere proprio se la tracotanza dell’attuale PD , con le sue riforme liberticide ( vedi le nuove Province e  il Senato non eletti più dai cittadini, la legge elettorale “Italicum” con le liste bloccate dai capigruppo e gli ampi premi di maggioranza) potranno ridare agli Italiani un vero impulso per migliorare la qualità della loro vita e le sicure prospettive per le giovani generazioni.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale         Domenico  Cammarano

Sviluppo economico e lavoro nel nichilismo politico italiano

 

LA STAMPA : CORTEI A ROMA DEL PUBBLICO IMPIEGO

 

Le riforme di Renzi non risolveranno mai i problemi strutturali italiani, perché sono pleonastici, apparenti e negativi. In primo luogo Renzi non ha titolo per imporre riforme agli Italiani, perché non è stato mai eletto dal popolo che di fatto detiene la fonte primaria del potere. Ricordo ai suoi accoliti che nelle ultime elezioni  politiche il PD  vinse con Bersani che oggi è stato marginalizzato e messo in minoranza dal suo stesso partito insieme a Letta, che con il consenso del vincitore delle elezioni avrebbe potuto legittimamente governare se avesse avuto  i numeri in Parlamento e se lo stesso Renzi non l’avesse escluso con una manovra interna del partito democratico , per usurpare un ruolo gradito forse alla sua corrente di ex-democristiani, ma certamente non avvallata dagli elettori. Questi ultimi , hanno pur dato un 42% di preferenze al partito democratico, ma in una competizione elettorale che aveva la finalità di eleggere il parlamento europeo e non per far riforme in Italia.

Ergo, il dottor Matteo Renzi resta un abusivo del Governo, anche dal punto di vista giuridico, in quanto rappresenta una coalizione eletta con una legge elettorale , il “Porcellum”  dichiarata  dalla Corte Costituzionale illegittima! Basterebbero queste due considerazioni per sanzionare tutti gli atti posti in essere dal governo Renzi ed escludere  tassativamente ogni suo programma  tendente a prolungare questo esecutivo per mille giorni. Ripeto! Chi poteva e doveva creare un  esecutivo transitorio era Bersani o un suo delegato, ma solo per riscrivere la legge elettorale , secondo le indicazioni della Corte Costituzionale e qualche provvedimento economico per rilanciare l’azienda Italia! 

Ma al di là della legittimità elettorale e giuridica dell’azione politica di Renzi, che in democrazia ( o meglio di quello che ne resta ) non è poca cosa, le cosiddette riforme renziane o meglio  renzusconiane , a partire dal progetto della sua legge elettorale denominata “Italicum” , la riforma del Senato, che priva i cittadini a votare i senatori e , infine, l’ultima “perla” denominata Jobs act relativa al problema lavoro, denotano formalismo, autocratismo  ed essenzialmente inadeguatezza a risolvere il problema della mancanza di lavoro e in generale quello riguardante l’intera economia nazionale.

Le cosiddette “nuove regole” sul lavoro non possono creare da sé lavoro: è come pretendere di creare nuovi talenti del calcio cambiando le regole del gioco o meglio ancora, creare ricchezza economica raddoppiando la quantità della carta-moneta in circolazione! Invece è ovvio che se occorre creare lavoro per arginare il crescente popolo di disoccupati, non devo creare nuove norme che regolino diversamente i contratti di lavoro, rendendo un po’ più precari tutti, ma al contrario devo sostenere attività produttive che creano ricchezza e quindi possibilità di lavoro effettivo per tutti quelli che vogliono lavorare con onestà e professionalità adeguate ai propri meriti e al di là degli slogan elettorali che promettono sempre elargizioni “apparenti” di denaro o addirittura i “presalari” del paese dei “balocchi”!

Nel marzo del 2013, quando iniziai questa esperienza di “Neodemocrazia sociale” , tra i primi articoli connessi ai problemi economici, indicai tra i provvedimenti urgenti la riduzione dell’orario di lavoro per tutti e il limite a 40 anni di contributi per il pensionamento, per creare di fatto possibilità di lavoro per tutti e per i giovani, in modo particolare. Ma non solo! Il lavoro si crea producendo nuove ricchezze e quindi diminuendo le nostre spese energetiche e producendo , con una “rivoluzione epocale” energia rinnovabile con ogni mezzo e in ogni luogo, sostituendo gradualmente i mezzi di trasporto attuali con veicoli  che utilizzano propulsori elettrici o ibridi ( vedi la Germania che sta investendo miliardi di euro per finanziare la ricerca e la produzione di nuove auto che nei prossimi anni catalizzeranno il mercato in questo settore!!!!) Quindi, meno petrolio, meno debiti con l’estero, più salute pubblica sostenendo l’ambiente e naturalmente più lavoro per tutti. 

E invece Renzi che fa? Fa il giro del mondo in otto giorni, creando una succursale di palazzo Chigi a Bruxelles , per chiedere continuamente il permesso di governare, seguendo comunque le regole dei banchieri europei e internazionali. Ma secondo le regole e il  linguaggio politichese, recita pure, con la sua verve tutta toscana, la parte del politico autorevole che va ad imporre  i nostri bisogni ai leader europei! E questa non è l’ultima tragedia italiana: il vero dramma sta nel fatto che non c’è nulla di nuovo sul fronte politico nostrano e anche il M5S appare ancora troppo immaturo e subordinato agli sbalzi umorali del duo Grillo-Casaleggio , per poter rappresentare a breve termine una valida alternativa! Se gli Italiani non avessero da anni abdicato gongolandosi nelle “Curve” degli Stadi, ai video-poker  e alle facili scommesse , certamente non avremmo adesso tali “figuri” al governo e all’opposizione  , ma gente con gli attributi per guidare la nazione al successo.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale                Domenico  Cammarano

Un lavoro a servizio dell’uomo, al di là dei politicanti.

 

Dalla fine dell’Ottocento e soprattutto dopo il ridimensionamento delle dittature che hanno caratterizzato il Novecento, il lavoro è stato concepito sempre più  in relazione con la  dignità della persona umana, senza identificarsi con l’essenza della persona stessa , nonostante la lezione marxista che ha concepito l’uomo come  sintesi dei rapporti socio-economici.  

L’uomo non può essere mai la risultante di un’equazione di forze e rapporti socio-economici legati ad esigenze consumistiche indotte dai poteri finanziari del capitalismo mondiale o, almeno, speriamo che non sia esclusivamente un “animale d’allevamento” condizionato solo  da esigenze consumistiche veicolate dall’esterno e che la sua essenza non si riduca solo a ciò che produce e consuma. Crediamo  che l’uomo , adeguatamente educato ad una sensibilità intellettuale e morale, possa creare in modo originale sempre più una molteplicità di beni materiali , ahimè spesso illusori e alienanti, ma ancor di più beni spirituali e durevoli , frutto della ricerca che coniuga creatività, intelligenza, valori e scienza, insomma quella qualità della vita che è sicuramente l’espressione migliore dell’evoluzione del genere umano. 

In breve, sostengo che l’uomo, per quanto sia difficile affermarlo in una società consumistica come quella del mondo industriale  governata dal dio “denaro”, non debba realizzarsi solo in termini di possesso e sfruttamento di risorse a danno dell’intero ecosistema, ma che alle “sirene” del dio “Avere” possa contrapporsi una dimensione di progresso qualitativo dell’esistenza, dove i progressi tecnologici per produrre i “beni materiali”  abbiano solo la funzione di sollevarlo dalle “fatiche ” storiche per soddisfare i suoi bisogni primari, senza peraltro essere costretti a “vendere” l’intera esistenza  rincorrendo bisogni indotti, per lo più inutili e dannosi per il singolo, per la collettività , per la Terra.

Il lavoro, attività irrinunciabile e fondante per la dignità dell’uomo di ogni epoca, emancipato dall’intelligenza umana grazie alle scoperte scientifiche e alle tecnologie derivanti, dovrebbe  sempre più essere circoscritto  nell’ambito del tempo disponibile dell’esistenza del singolo, anche riducendo la giornata lavorativa di ognuno, per garantire a tutti tempi diversi da dedicare alle attività “ricreative”  in parte , per non rimanere degli eterni fanciulli interessati solo ai “trastulli”, ma soprattutto allo studio, alla ricerca , alla conoscenza non solo intellettuale , ma anche quella determinata dall’acquisizione di nuove abilità pratiche che vanno dall’autosufficienza dei propri bisogni giornalieri, all’acquisizione di nuove tecniche , mestieri e arti creative.

Era un sogno della generazione degli anni Sessanta il “lavorare meno per far lavorare tutti”, ma con il correttivo ( tutto da realizzare in termini educativi ) che il tempo libero non sia una causa per creare una generazione di  alcolizzati, drogati, tabagisti e psicolabili dediti ai giochi d’azzardo e alle scommesse. Il tempo libero creativo fruibile da parte di tutti, dovrebbe avere la duplice funzione di liberare l’85% dei lavoratori italiani dallo stress del lavoro a tempo pieno, per ridistribuirlo al restante 15% e oltre che è prostrato per il motivo opposto, ovvero per la mancanza di una dignitosa attività lavorativa che assicuri il pieno soddisfacimento dei bisogni primari e nel contempo dia la possibilità di realizzare quel tempo libero creativo e mai autodistruttivo.

La società intera nelle sue  molteplici istituzioni,  dovrebbe impegnarsi per sensibilizzare tutti verso la necessità di ridefinire il criterio di progresso e di crescita intesi, oggi, solo nell’eccezione di aumentare sempre più la disponibilità di beni materiali superflui , concentrandosi, invece, su uno sviluppo qualitativo dell’esistenza dell’uomo che sappia distinguere la ricchezza come “Avere” impersonale e alienante ( identificata troppo spesso con  quello che si possiede) dalla ricchezza come “Essere”, cioè   in termini di valori, sensibilità, sentimenti e capacità creative personali e relazionali ( dove la crescita qualitativa è illimitata ). 

In quest’ottica il lavoro dovrebbe essere solo un mezzo, disponibile a tutti, nella consapevolezza che non si vive solo di lavoro produttivo ma soprattutto di crescita in termini  qualitativi. Quindi ad una economia che impone ” l’usa e getta”, il produci tanto e  consuma presto per poi produrre ancora, si dovrebbe contrapporre una vera rivoluzione sul piano economico, del produrre per conservare e poi riconvertire, connessa ad una rivoluzione culturale e spirituale che sostenga i valori della tolleranza, dell’altruismo e della solidarietà, della cooperazione ad ogni livello, che necessita di ricerche e studi  scientifico e ancor più  umanistici.

giardinaggio

Tutto ciò nasce dalla cultura del’essere responsabili , del “prendersi cura” di  se stessi, dei propri cari, delle cose che ci vengono affidate, degli impegni che abbiamo voluto per noi e con gli altri, nell’ottica della massima kantiana che impone di considerare la nostra essenza umana e quella degli altri sempre come fine e mai come mezzo dei nostri piaceri effimeri e passeggeri. Se poi oggi ci troviamo in una società dove ognuno tira l’acqua al proprio mulino, dove si rivendicano  principi di solidarietà e giustizia sociale, solamente perché ci si trova nel bisogno, strafregandosene dei propri familiari, dei propri parenti, dei propri vicini , dei propri colleghi di lavoro, insomma se facciamo prevalere il nostro egocentrismo, come possiamo lamentarci della “Buona scuola ” , del Jobs Act  e di altre “baggianate” che ci propina l’allegra brigata di Renzi e dell’ amico Berlusconi?

Costoro sono i frutti vecchi e nuovi di una cultura “del bene comune” che non esiste, sono i frutti   di quel menefreghismo popolare che ha sempre abdicato in funzione del “salvatore della patria” di turno che promette, promette e che è abilissimo a venderti “escrementi” per “fiori d’arancio” o “fondi di bottiglia” per “brillanti”, pur di conservare un “posto al sole”! E tutto è fattibile  , anche con pochi mezzi intellettuali, perché un popolo che ha dissipato i migliori valori di solidarietà ,a partire dall’ambito familiare, privilegia la cultura del “o Francia  o Spagna basta che se magna”! Ed ecco perché  si riesce a far credere agli Italiani che il lavoro che manca lo si produce modificando i diritti dei lavoratori, smerciando tale assurdità come “una rivoluzione epocale” piuttosto che etichettarla come “una stronzata eccezionale”.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale               Domenico  Cammarano

La riforma del lavoro del governo Renzi: un altro schiaffo agli Italiani.

 

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(ALBERTO SORDI NEL FILM )   RENZI  NELLA REALTA’  AI LAVORATORI : UN BELL’OMBRELLO!!!!!

Il dottor Renzi, dai primi mesi del 2014 ha dato, in molte occasioni, pessima prova di sé : basta ricordare come ha fatto “le scarpe” a Letta  del suo PD, per piazzarsi sulla sua poltrona a Palazzo Chigi  senza nessun consenso  popolare ( visto che le elezioni le aveva vinte Bersani, ora all’opposizione del suo partito!) , ma solo con manovre di corridoio nel peggior stile della prima repubblica democristiana ! Lasciando queste premesse,la  prima “perla” che ha regalato agli Italiani è stata la riforma della legge elettorale denominata “Italicus” , inciuciando con Berlusconi, poi la paventata riforma del Senato e l’abolizione delle Province, confermando il principio che meno si coinvolgono i cittadini nell’elezioni dei propri rappresentanti e meglio si realizzano le “agognate” riforme salva-Italia. Ma non dimentichiamo la “gattopardesca” riforma scolastica denominata con slogan da “Carosello”  la Buona Scuola, che ha l’unico merito di non riconoscere le progressioni stipendiali e i rinnovi contrattuali ai lavoratori della scuola.
Continuando nello stile della vecchia destra berlusconiana, la Commissione Lavoro del Senato ha realizzato l’ultima “perla” dei gioielli di casa PD con la realizzazione del “Jobs Act” ( un’altra delle cento sigle per non far capire nulla agli Italiani!!!) che riformando le regole destinate ai lavoratori ( vedi l’ombrello della foto in alto) di fatto facilita solo i licenziamenti nelle grandi aziende, perché con le “cosiddette” tutele progressive, entro i primi tre anni i neoassunti possono essere tranquillamente licenziati e rimpiazzati con altri giovani neoassunti, con vantaggi che sono esclusivamente per i datori di lavoro. Infatti, come già succede ora in molte aziende,  a fianco di pochi fortunati che possono vantare contratti a tempo indeterminato, ruotano una miriade di giovani che sostengono le aziende lavorando al limite della legalità, anche parzialmente a nero, senza mai poter godere di scatti stipendiali, perché al momento opportuno vengono licenziati. Insomma anche questa riforma ha precisi connotati reazionari di chiara matrice berlusconiana ovvero un neoliberismo   che sostiene le lobby finanziarie a discapito di centinaia di milioni di cittadini di ogni continente: se questo poi viene condiviso, anche con le politiche di pseudo-sinistre che sostengono le “privatizzazioni”, non solo è uno scandalo politico internazionale, ma una vergogna morale che oggi in Italia ha un solo nome : governo Renzi.

 Gli Italiani, gli Europei, i popoli di ogni continente hanno bisogno di lavorare, ma non certamente lo troveranno legalizzando la precarietà e sostenendo solo le plutocrazie finanziarie. In Italia se vogliamo abbattere la disoccupazione che sfiora il 13% e di questi circa il 45% nella fascia giovanile è possibile solo dimezzando il costo del lavoro, offrendo terreni dello Stato gratuitamente a coloro che creano aziende e assumono disoccupati con contratti a tempo indeterminato. Occorre che lo Stato sappia sostenere le aziende con  finanziamenti  agevolati e l’eliminazione di tasse  e balzelli vari che soffocano le iniziative imprenditoriali, gestendo direttamente quel denaro che così “generosamente” la Bce di Draghi elargisce al 0,05%  alle banche private, piuttosto che alle Banche-Nazionali,  lasciando  questi tassi agevolati a chi crea per l’appunto lavoro, e non certamente a chi “specula”  e ingrassa sul lavoro altrui! Ma da quest’orecchio anche Matteo, il nipote di Berlusconi, ci sente poco e cerca di infinocchiare gli Italiani, mandando nei vari salotti televisivi le sue “belle ministre” e apparendo lui stesso in TV per spiegare continuamente la bontà delle sue riforme che dovrebbero far ripartire l’Italia per lo sfacelo finale.

Per l’Attuazione della democrazia occorrono altre svolte epocali che nulla hanno a che vedere con gli inciuci di Renzusconi.

                                                                                   Domenico  Cammarano

In arrivo nuovi blocchi degli stipendi statali : una storia che si ripete dal 2010.

 

Renzi e il Ministro Madia della  Pubblica Amministrazione.

Si prospetta  un’altra batosta per il pubblico impiego. I contratti degli statali, già bloccati dal 2010, rischiano di rimanere congelati fino al 2020. Circolano voci poco rassicuranti che il governo potrebbe imporre un’ulteriore proroga rispetto al termine del 2017, già deciso dal governo Letta. Nel “Documento di economia e finanza” varato dal governo e pubblicato in versione definitiva non è prevista, infatti, alcuna erogazione di spesa per il rinnovo contrattuale. Al contrario, si legge nel Documento, “nel quadro a legislazione vigente la spesa per redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche è stimata diminuire dello 0,7% circa per il 2014 per poi stabilizzarsi nel triennio successivo e crescere dello 0,3% nel 2018, per effetto dell’attribuzione dell’indennità di vacanza contrattuale riferita al triennio contrattuale 2018-2020″. Nel Documento si prevede di pagare per il 2018 la nuova indennità di vacanza contrattuale relativa al triennio 2018-2020, finora congelata, perché non si ha in programma un rinnovo. Viene confermato anche il blocco del turn-over fino al 2017.

Quindi il blocco degli stipendi, non appare , una delle tante bufale “ferragostane” messe in giro dai giornalisti per vendere qualche copia in più, ma un coerente prosieguo della politica dei governi italiani che , oggi più che mai, non si differenziano più per nessuna diversità sul piano delle strategie politiche  e ideologiche.Da Berlusconi a Monti, da Letta a Renzi la musica non è cambiata! Si chiedono sempre più tasse  a chi pur volendo non può non pagarle, si diminuiscono gli stipendi e si propongono di aumentare le ore settimanali di lavoro, si allontana sempre più la possibilità di andare in pensione in tempi ragionevoli e quei pochi che ci arrivano vivi, non vengono neppure sostituiti dai tanti giovani e precari che attendono da anni un lavoro stabile.

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<p>Stefania Giannini su 'Chi' Copyright Phpressagency</p></p><br /><br /><br />
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Stefania Giannini Ministro della P.I.

Ora per continuare a distrarci , i media a servizio del potere, ci ripropongono quotidianamente resoconti sui “tour” del toscanello Renzi, le interviste delle sue giovani ministre e guarda un po’, nelle ultime ore, le prime tette  al vento  di una ministra della P.I., che dopo tante esternazioni, non ha trovato nulla di meglio per assolvere ai  suoi impegni pubblici. Però possiamo dire di aver trovato finalmente qualcosa di tipicamente anticonformista in questo governo di quasi centro-sinistra!

Di fronte a questi spettacoli e soprattutto a queste politiche che puntualmente si ripetono, dopo aver ascoltato le rituali proteste dei nostri disarmati sindacati e ai loro appassiti proclami di “scioperi e mobilitazioni generali”, giusto per spillare altri quattrini da uno stipendio già in crisi, io propongo lo sciopero  silente, l’opposizione quotidiana a tutte quelle riunioni e straordinari, che soprattutto nella scuola, servono solo a curare “l’immagine” dell’istituzione in mancanza di concreti miglioramenti e , quindi, fatte  onestamente le proprie ore d’insegnamento, abbozzare ogni altra imposizione di lavoro e opporsi fermamente a quelle miriadi di attività di non insegnamento che per diversi dirigenti scolastici , sempre più funzionari e sempre meno “didattici”, sembrerebbero la “quinta essenza” del rinnovamento didattico! Insomma se tu governo ci paghi di meno allontanando l’età pensionabile, l’unica risposta coerente è: lavoriamo di meno! E allora niente progetti, niente supplenze, niente aggiornamenti del kaiser, niente scartoffie per programmare, magari illustrando con grafici sulla Lim,  anche il quantitativo di carta igienica che mensilmente verrà utilizzato dalle nostre classi. E a buoni intenditori poche parole!

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale     Prof.  Domenico  Cammarano

Il lavoro che manca… tra chiacchiere e proposte concrete

 

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Da Berlusconi a Monti, da Letta a Renzi, con le loro rispettive lobby, tutti hanno promesso e continuano a promettere di voler creare quel lavoro che manca, semplicemente per due motivi: si licenzia troppo e chiudono le piccole e medie imprese; non vi è ricambio generazionale (blocco  totale del turn over) anche secondo il vangelo di Matteo Renzi!

In un Paese civile, ovvero di democrazia sociale, gli uffici, le scuole, i servizi in genere hanno bisogno di personale qualificato e attivo… limitare  sempre di più questi servizi, costringere gli operatori sanitari a turni e straordinari massacranti, gonfiare le classi con più di trenta alunni, svuotare gli uffici postali e  comunali del personale necessario per un corretto funzionamento nei confronti dell’utenza, restringere sempre più i mezzi e gli uomini addetti alla vigilanza del territorio, limitare il personale nei tribunali e rallentare in modo indecente tutti i contenziosi tra  cittadini e tra questi e lo Stato, è semplicemente vergognoso.

In quest’ambito, partiti di governo e opposizioni non fanno eccezioni: tutti parlano e sono essenzialmente logorroici: si critica o si promette con la facilità dei dementi e poi alla prova dei fatti chi governa non conclude un ” Kaiser” ; chi strombazza dalle opposizioni non sa progettare una sola proposta degna ed esaustiva e ancor di più operativa; e tra tanto clamore non si è capaci  neppure di presentare un disegno di legge da imporre alla discussione parlamentare.

Chi  come noi, invece, cerca l’aggregazione esclusivamente tra cittadini, al di fuori dei sistemi partitici odierni, ha ribadito più volte che ogni critica è attendibile solo  quando è unita , dopo la demolizione, ad un progetto alternativo: diversamente farebbe meglio a tacere, perché  di ciarlatani ve ne sono fin troppo che creano solo fumo e nessun tipo di arrosto. Quindi, ecco qualche proposta operativa.

Eliminare lo straordinario e limitare l’orario di lavoro di tutte le categorie di impiegati e lavoratori delle aziende pubbliche e private seguendo il principio cristiano e sociale  lavorare meno per far lavorare tutti”! Sostituire ogni pensionato con una nuova assunzione e riportare l’età pensionabile al limite massimo di 40 anni di contributi lavorativi: è una vergogna vedere gente di trenta /quaranta anni disoccupati o precari, mentre ultrasessantenni lavorare ancora, per poi ottenere una pensione da fame!!!  Defiscalizzare ogni nuova impresa, che voglia assumere a tempo indeterminato, fino al rientro degli investimenti iniziali , almeno per cinque anni. Confiscare ogni bene di coloro che trasferiscono le loro aziende all’estero  e riprendere la produzione sotto l’egida dello Stato con cooperative gestite da cittadini-lavoratori e ogni altro investitore, con incentivi statali tipo IRI  ed IMI , unico retaggio positivo del Ventennio. Ridurre drasticamente tutti le pensioni e gli stipendi d’oro ( soglia massima 5000 euro ) e un calcio nel fondo schiena  ( per primo ai politici) se non lo condividono “ad horas”! Con questi tagli, insieme a tanti altri sprechi , come le missioni all’estero, finanziare i redditi minimi e i presalari per i disoccupati che desiderano di imparare un mestiere ( apprendistato) , sempre sotto la vigilanza  statale.

Naturalmente, non pensiamo di aver scoperto la panacea per combattere la disoccupazione e dare una scossa alla ripresa economica: ma sicuramente si trattano di proposte concrete, perfezionabili e modificabili con altre idee  e giusti propositi. Sicuramente  l’indirizzo è condiviso dalla stragrande maggioranza dei cittadini, che hanno l’unico torto di non saperle formalizzare in una proposta organica e politica, scavalcando partiti e lobby varie di potere, ma attendono da una vita il “salvatore della patria”  che li lascia vagare ancora  tra debiti, scommesse e giochi demenziali, tra TV e rotocalchi  e scontri tra “ultras” deficienti, ma tutti uniti nella speranza che senza un nuovo “profeta”
, nulla si può fare come Comunità autonoma  e indipendente 
dagli attuali attori del potere nostrano.

Per l’Attuazione della  Neodemocrazia sociale            Domenico   Cammarano

Il reddito minimo garantito, il reddito di cittadinanza o il lavoro produttivo?

 

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Il Movimento 5 Stelle annuncia trionfalmente con il deputato Baldassare, che dopo aver ascoltato i cittadini  e dopo aver  consultato fior di esperti ed associazioni, finalmente può proporre in Parlamento una legge per il reddito minimo garantito. Questa proposta fissa a 600 euro il reddito garantito a tutti i cittadini , integrando i redditi inferiori come le pensioni sociali, mentre i disoccupati,aggiunge il deputato Pesco esponente del M5S, dopo aver dato la loro disponibilità  a lavorare all’Ufficio del Collocamento, avrebbero comunque diritto alle 600 euro,  a prescindere da un’effettiva attività lavorativa.

Sta di fatto che l’originaria proposta di Grillo del marzo 2013 confondeva di reddito di cittadinanza con il reddito minimo garantito,in quanto sosteneva che in Europa tutti hanno un reddito di cittadinanza, mentre diversi Stati europei garantiscono solo il reddito minimo, ma non nei termini proposti dal M5S.

In primo luogo il reddito di cittadinanza  è molto, molto costoso. Boeri e Perotti hanno calcolato che un reddito di cittadinanza pari a 500 euro per tutti i cittadini italiani di età superiore ai 18 anni costerebbe circa 300 miliardi, il 20% del PIL, poco meno della metà di quanto attualmente spende lo Stato ogni anno per tutte le sue attività.

Il reddito minimo garantito, invece, è molto più economico, ma è difficile fare una stima esatta: bisognerebbe capire quali sono le regole che lo farebbero scattare prima di poter ipotizzare il suo costo. Boeri e Perotti stimano un ordine di grandezza tra gli 8 e i 10 miliardi di euro per un reddito minimo garantito di 500 euro. La soluzione del problema, in questo caso, oltre agli oneri ,dovrebbe tener presente anche un disincentivo al lavoro. Chi andrebbe a lavorare, per 800/1000 euro, sapendo di poterne avere 600 senza far niente?

Ma a prescindere da questa considerazione psicologica, Grillo e company , hanno anche indicato le coperture finanziarie: per questi signori, basterebbe  tagliare le spese del Ministero della Difesa, le Pensioni d’oro e aggiungere il pagamento dell’Imu da parte della Chiesa, per avere la copertura finanziaria necessaria!!! Poteri della pubblicità, della contabilità e , diciamolo pure , del populismo grillino!

Secondo stime più verosimili, pur tagliando le cosiddette “pensioni d’oro”, quelle superiori ai 3500 euro, che noi di “Neodemocrazia sociale” condividiamo, implicherebbe un risparmio di alcune centinaia di milioni all’anno; l’Imu sulle proprietà della Chiesa, comporterebbe un gettito di alcune decine di milioni, mentre ,infine, i tagli totali sulle spese della Difesa, comprensivi degli aerei F15, che ugualmente condividiamo, implicherebbe un risparmio di 3,5 miliardi di euro, per un complessivo risparmio di 4 miliardi, arrotondando per eccesso!Quindi , se la matematica non è un’opinione, avremmo bisogno di altri 6 miliardi minimi, per garantire a tutti un reddito di 500 euro!

Ma se con altre strategie politiche, tipo vendita dei beni dello Stato,tagli degli stipendi d’oro a tutti i dipendenti statali , ridotti di un terzo… ma va! di un quinto ( si badi bene che noi di Neodemocrazia sociale lo sosteniamo da tempo),  riuscissimo ad avere tutta la copertura finanziaria necessaria, verrebbe meno sempre un principio fondamentale di ogni società civile e democratica:il denaro si guadagna con il lavoro! Un conto è innalzare i redditi  e le pensioni da “fame” ridistribuendo ricchezze, è il caso di dirlo , mal guadagnate o rubate, tutt’altra cosa è guadagnarsi i consensi, distribuendo “paghette” e “sussidi” per  rabbonire l’elettorato e consolidare la propria posizione elettorale con proposte demagogiche e  a dir poco diseducative e offensive per la dignità umana.

Ma chi cerca l’affermazione ad ogni costo, con proposte del genere, sicuramente trova folle oceaniche pronte ad intascare l’eventuale  ”regalo” ( sicuramente provvisorio) e a sbraitare contro tutti, così com’è nello stile arrogante e teatrale, da sceneggiata popolare, che  prolifera proprio sul web e su  facebook. 

E allora? Già percepisco le invettive dei soliti grillini che sbraitano con il loro linguaggio colorito ad ogni contestazione, proprio per rimarcare la loro “filosofia democratica”. La risposta alla disoccupazione, non è il denaro senza lavoro….proprio quello che anche il M5S sembrerebbe criticare, quando contesta che tanta gente arraffa senza meritarselo! Quei dieci o venti o trenta miliardi, distribuiti senza lavoro, ripeto, sono un’offesa alla dignità umana, per chi ce l’ha e, sicuramente, alla democrazia.

Se dovessero esserci fondi così cospicui, dopo i necessari tagli agli sprechi e ai privilegi, quel che veramente resta va investito, ma ribadiamo ai signori delle 5 Stelle, con la creazione di posti veri di lavoro, anche con orario ridotto, pari alle 500/600 euro, ma gli Italiani devono capire, per  rispetto di quelli che hanno sempre lavorato onestamente, che il denaro è il premio per un onesto lavoro. Non cambierebbe proprio nulla, se dopo aver cacciato “dai coglioni” i tanti corrotti e incapaci, come ripetono, con il loro linguaggio da taverna,  i signori di M5S,e  dal giorno dopo iniziasse tutto da capo, come prima, elargendo denaro senza nessun merito e senza nessun impegno a pochi o a molti…non cambia la sostanza!

Al contrario,riassumiamo negli ospedali e nella sanità in genere, nelle scuole e nei trasporti, nell’agricoltura, nell’allevamento e nelle industrie, magari con contributi a sostegno dei progetti validi nelle piccole e medie imprese collaudate e lontane da ogni ingerenza mafiosa, assumiamo  nuovo personale nelle forze dell’ordine e riportiamo a casa i nostri militari, giusto per risparmiare qualche centinaia di milioni, eliminiamo gli straordinari e riduciamo anche di un’ora l’orario settimanale di tutti i dipendenti pubblici e privati... ma creiamo nuovi posti di lavoro per chi vuol veramente guadagnare onestamente e rifiuta l’elemosina e la distribuzione del denaro pubblico senza meriti e senza sudore.Usciamo anche dall’euro, se ciò dovesse servire per una vera rifondazione della nostra società civile  e per l’economia, ma con gli ideali che si attingono dalla Costituzione, e non solo per quello che fa comodo al momento, e dai principi della solidarietà cristiana, che giustamente  hanno poco a che spartire con i vecchi partiti, ma anche con il pressapochismo populista e arrogante di Grillo e del suo Movimento. Quindi denaro si, ma per un lavoro onesto che produce ricchezza per l’intera  società e mai incentivi all’ozio e alla demagogia.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale        Domenico  Cammarano

La disoccupazione in Italia ( intervento del prof. Domenico Concilio)

 

In relazione al forum on line inaugurato dal nostro blog, pubblichiamo volentieri il contributo del prof. Concilio .

Ho preso atto della tua iniziativa e l’ho trovata interessante e lodevole.
 Mi sembra comunque opportuno apportare qualche integrazione e un modesto
contributo alla delicata problematica della disoccupazione giovanile in Italia,
in particolare al Sud e alla città di Salerno.
Ritengo che le priorità urgenti da perseguire siano le seguenti:
1) lotta senza quartiere alla criminalità organizzata e alla microcriminalità,
alla delinquenza in genere che costituisce un freno ed una remora notevole per
lo sviluppo industriale, civile e sociale della comunità con un incremento di
uomini e mezzi ed una loro razionale utilizzazione,
2) naturalizzazione della globalizzazione. Il nostro cielo terso, il nostro
mare pulito ed incontaminato,la salubrità e la mitezza del clima potrebbero
costituire il nostro” oro azzurro”, una risorsa inesauribile da strutturare a
livello turistico per quasi tutto l’anno. Trovo sconcertante  la disattenzione
cronica riguardo alla cristallinità delle acque marine, l’incuria e il degrado
della fascia  litoranea , l’incapacità di risolvere la problematica
dell’erosione costiera, la permanenza al centro di Salerno di un porto
commerciale, in una zona che potrebbe diventare strategicamente importante per
la balneazione .La cementificazione indiscriminata della città con cattedrali
faraoniche di notevole impatto ambientale è l’inconfutabile prova di una
politica miope e di una speculazione edilizia indiscriminata e senza scrupoli,
le cui conseguenze deleterie, perniciose e devastanti si ripercuoteranno
negativamente sulla città nel tempo.
3) incentivazione di  un apparato industriale rivolto  alla sperimentazione e
produzione di nuove tecnologie  soprattutto nel settore agro-alimentare ed
ambientale, il che dovrebbero comportare una ricaduta positiva ed un’incidenza
significativa sul territorio con una sua maggior valorizzazione e razionale
utilizzazione
4) evitare gli sprechi.Spendere ad esempio 200.000 euro per un logo della
città mi sembra francamente una follia.
La stessa cifra sarebbe servita per impiegare per un anno 10 giovani con un
sicuro ritorno economico per la pubblica finanza, impiegandoli in una qualsiasi
attività di controllo o di servizio.
Le scarse risorse disponibili devono essere utilizzate con oculatezza e in
maniera produttiva.
5) migliorare i servizi. Una città turistica non può prescindere da una rete
di trasporto efficiente e da un servizio di nettezza urbana degno di tale nome ,
non solo nelle zone centrali ma anche nelle aree periferiche e suburbane, dove
assistiamo a spettacoli indecorosi di degrado ambientale.
6) favorire l’accesso dei giovani al credito e metterli nella condizione di
potere esprimere liberamente e senza condizionamenti la loro creatività e
capacità imprenditoriale, di potere dare il loro contributo allo sviluppo del
territorio in cui sono nati senza essere costretti a cercare fortuna altrove.
Siamo all’anno zero o poco oltre. Non ti pare?

Concilio Domenico

Il decreto del fare e le sue prospettive.

 

Il 21 giugno 2013, il governo Letta ha emanato il cosiddetto “decreto del fare” composto da ben 86 articoli che propongono una serie d’iniziative in campo economico e amministrativo per porre dei rimedi alla nostra crisi. I buoni propositi non mancano e già i primi tre articoli, se attuati, potrebbero sostenere e rilanciare l’economia delle nostre molteplici imprese, affondate non solo dalla crisi economica mondiale, ma anche dall’inefficienza burocratica italiana e dai costi elevatissimi del lavoro e ancor di più dagli oneri fiscali che raggiungono il 54% degli introiti di ogni Italiano.

In queste ore si sta discutendo in Parlamento l’approvazione di questo decreto, con l’ostruzionismo delle opposizioni e in modo particolare quella folcloristica  del M5S, sempre pronto a spazzar letame in ogni dove, ma di converso poco efficace a diffondere e cercare di far approvare un proprio piano alternativo per sollevare le sorti dell’economia italiana. Eppure come dice il sig. Grillo ogni gruppo politico, ogni singolo parlamentare, anche senza il governo, potrebbe tranquillamente presentare proprie proposte di legge da discutere e far approvare in Parlamento. Ma quali sono le proposte legislative organiche del Movimento 5 Stelle? Probabilmente mi sarò distratto negli ultimi mesi… e chiedo scusa ai lettori! Ad esempio, più volte ho sentito pontificare i grillini sul “reddito di cittadinanza” a tutti i disoccupati. Bene! A prescindere che non lo condivido affatto, spiegandone le ovvie ragioni in due articoli precedenti, ma quando è stata presentata la proposta per l’approvazione di un provvedimento del genere?

Ma lasciamo stare le polemiche inutili e veniamo al dunque. Il decreto del fare, se approvato con i decreti attuativi necessari, darebbe sicuramente una mano alle imprese, alla semplificazione della burocrazia, che ugualmente soffoca imprese private ed enti locali e potrebbe anche facilitare l’accesso ai fondi europei, che tra l’altro sono anche costituiti con i nostri soldi. A Salerno, il sindaco De Luca, purtroppo ancora con il doppio incarico di vice-ministro, ha dato all’Italia un esempio concreto di come poter trasformare in un cantiere sempre aperto una cittadina di provincia, per realizzare opere strutturali, spesso anche al di sopra delle proprie possibilità, attingendo “molto” dai fondi europei.

Ma al di là di questi problemi particolari, anche il “decreto del fare” è un  po’ cagionevole sul piano propositivo della lotta alla disoccupazione. Capisco che se le imprese ripartono anche il lavoro aumenta, ma a mio modesto avviso non possono risolvere più di tanto, rimanendo sempre nell’ottica della produzione attuale. Voglio dire che ci dovremmo inventare tecnologie nuove nei settori trainanti, nella produzione di fonti alternative d’energia,  nell’artigianato e nel terziario, per creare altre opportunità di lavoro, oltre a porre un argine alle perdite attuali.

E chi ci può pensare? Attualmente i super pagati parlamentari, anche quelli che si sono ridotti lo stipendio, ma ancor di più i semplici cittadini organizzati in Comitati permanenti e in Cooparative, che, invece di piangersi addosso, possono fare la differenza e creare i presupposti per l’ attuazione della vera democrazia, partendo dalle Comunità Civili in termini di proposte e di controllo sugli esecutori della volontà popolare. Lo Stato assistenzialista e verticista è stato bocciato dalla storia, sia quello comunista , sia quello fascista, sia quello apparentemente democratico che si fonda  su una rappresentatività circoscritta e inefficace per le popolazioni, ma molto utilitaristica per le varie lobby di potere che da più di 60 anni ci governano.

E allora prima di una nuova palingenesi universale, cerchiamo di ricavare quel poco di buono che propone il governo Letta… per il resto o ci rivolgiamo a Lourdes e Fatima, attendendo sempre la classica manna caduta dal cielo, oppure dovremmo essere noi comuni cittadini ad imparare a riconoscere la radice dei problemi, a formulare le logiche soluzioni e, ancor di più, coordinati, imparare ad imporle ai nostri rappresentanti politici, anche a quelli che strillano per professione.

Per la Neodemocrazia sociale e integrale.                 Domenico  Cammarano

Puoi leggere il testo integrale del “Decreto del Fare” a questo link: http://www.lagazzettadeglientilocali.it/pf/articolo/21043/Decreto-del-fare-pubblicato-in-GU-IL-TESTO