La dialettica democratica e i nuovi “rivoluzionari”.

 

Tutti siamo buoni a criticare: costa poco mentalmente e  poi tutto il clima sociale fornisce occasioni a iosa  per esercitare questo indiscutibile diritto. C’è qualcuno che con le critiche e il turpiloquio ha creato anche un partito, pensando di rivoluzionare l’Italia e le sue istituzioni e contestualmente cercando anche di eliminare la vecchia classe politica. Anche questo è un nobile proposito, considerando che molte responsabilità dell’attuale situazione economica e sociale italiana sono sicuramente dei vari partiti di tutti gli schieramenti, anche di quelli all’opposizione e delle cosiddette estreme!

Ma se ci sono ancora  donne e uomini intellettualmente onesti, questi dovrebbero facilmente convenire che i problemi d’Italia non si risolvono riformando la Costituzione, cambiando le maggioranze al parlamento o continuando a discutere sui problemi giuridici di Berlusconi e ancor di meno , i problemi degli italiani non  possono trovare una pacifica e onesta soluzione, facendo epurazioni di dissidenti nei propri schieramenti politici, bollando di apostasia tutti coloro che non si allineano alle direttive del “capo” e delle oligarchie ristrette che dirigono i vecchi e i nuovi partiti italiani.

Dai tempi di Freud ad oggi, abbiamo appreso dalla psicologia che per rabbonire le masse e distoglierle dalle problematiche essenziali dettate dal bisogno di vivere dignitosamente, le varie lobby di potere usano la tecnica del “transfert” e cioè abbindolano i cittadini con diatribe e l’individuazione di “capri espiatori”, per confondere ancor di più i cittadini che “pensano” e cercano risposte ovvie ai bisogni comuni, trasferendo l’obiettivo naturale delle questioni su aspetti completamente estranei o di scarsa rilevanza , seguendo la logica “gattopardesca” che impone di cambiar tutto, in apparenza, per rimanere sempre nelle stanze dei bottoni.

Ed è qui che si misura e si valuta il concetto di democrazia, tanto invocato e abusato da chi ci amministra, ma sicuramente ancor non attualizzato dai tempi della stesura della nostra Costituzione. Democrazia vuol dire : potere del popolo, che non può mai essere alienato a favore di presunti rappresentanti, neppure se eletti dai cittadini, che invece, notoriamente, sono “nominati” dai partiti, anche da quel M5S del signor Grillo, il riformatore della nuova repubblica, che ha preteso l’epurazione della senatrice Gambaro perché ha osato criticare la sua linea politica.

In una società davvero democratica, la senatrice Gambaro avrebbe dovuto ricevere la  candidatura dal popolo e a quest’ultimo avrebbe dovuto dare spiegazioni del suo operato ed eventualmente, essere “sfiduciata” dai suoi elettori e mai dalla lobby del suo partito ( che cosa può rappresentare quel 65% di 19.000 votanti, in un partito che è stato votato da circa 10 milioni d’italiani?). Naturalmente la Gambaro e la Da Pin, hanno mostrato coerenza e dignità, oltre a lasciare un segno politico che in futuro qualcuno dei suoi elettori apprezzerà, piuttosto delle “mezze figure” che dicono sempre di si al capo, negando di fatto ogni principio di dialettica democratica.

In una  democrazia integrale, sono i comitati di base, le aggregazioni spontanee o organizzate di cittadini che dovrebbero individuare i problemi comuni, le possibili soluzioni e infine coloro ( i rappresentanti ) che devono materialmente e tecnicamente far acquisire gli obiettivi prefissati, in base alle competenze e alla condivisione dei percorsi stabiliti dalle basi.

I nuovi e vecchi partiti italiani, non hanno nessuna credibilità e onestà intellettuale,perché ben lontani da quest’idea di democrazia, ma possono solo giocare, con i soldi dei contribuenti, a fare della obsoleta politica, condita dalla inefficienza e dal teatrino degli insulti, che desiderano solo di tener lontano i cittadini dalle leve del potere politico, boicottando chi si stacca dal coro dei  portaborse dei risicati gruppi dirigenziali.

Il passaggio alla vera democrazia avverrà solo quando buona parte di questa classe politica sarà emarginata e nel contempo obbligata a pagare, con i propri soldi, gli errori commessi negli ultimi decenni di pessima gestione amministrativa della cosa pubblica;  quando sapremo autonomamente autoconvocarci e imparare a discutere per risolvere problemi concreti, superando la logica dell’insulto e dell’epurazione, rispettando gli orientamenti delle maggioranze e imparando ad accogliere i suggerimenti delle minoranze, sempre nel rispetto della persona, come sta insegnando quel sant’uomo del papa Francesco.

Questa è una possibile premessa  per l’attuazione della democrazia: costituire comitati permanenti di comuni cittadini, per proporre diagnosi e controllare gli amministratori. Tutto il resto è becera partitocrazia e lobby di potere che cambia simboli, ma continua a guardare sempre dall’alto in basso il popolo sovrano, che a sua volta deve imparare ancora le regole del confronto civile…..ed è proprio per questa carenza che tutti subiamo ancora i “vecchi e nuovi salvatori della patria”, con le loro lusinghe e le loro facili promesse.

Per la Neo democrazia sociale ed integrale.                   Domenico   Cammarano

6 pensieri su “La dialettica democratica e i nuovi “rivoluzionari”.

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