La riforma giudiziaria: una vera priorità?

 

Sappiamo che uno dei cavalli di battaglia del centro -destra  è la riforma giudiziaria, che nelle passate legislature, ha tenuto molto impegnato il governo Berlusconi  con risultati poco incisivi, proprio dalle dichiarazioni dello stesso leader politico e del suo partito. Con la recente condanna subita da Berlusconi  confermata dalla Corte di Cassazione e la successiva intervista del giudice Esposito, si sono riaccese le richieste di riforma del sistema giudiziario italiano da parte del PdL.

Ma in pratica che cosa lamentano i sostenitori di Berlusconi? Quali anomalie vorrebbero correggere? Nelle ultime esternazioni il PdL  sostiene che i veri poteri costituzionali dello Stato italiano sono il legislativo e l’esecutivo, perché diretta espressione del popolo sovrano; la magistratura viene ridimensionata ad organo amministrativo, subordinato a quelli elettivi, perché non rappresenterebbe la volontà degli elettori! Così proprio all’interno del movimento liberale, abbiamo un partito che si definisce liberale ma nega un pilastro dell’ideologia liberale che ha sempre sostenuto che i poteri equipollenti dello Stato sono: il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario. Noi , invece, sosteniamo che il potere in uno Stato democratico ha un’unica fonte, mai alienabile, che è il popolo, che lo deve esercitare nelle forme previste dalla Carta Costituzionale, che prevede i tre ruoli distinti ed equipollenti del Parlamento, del Governo e della Magistratura. IL POTERE LEGISLATIVO è l’unica diretta espressione della volontà popolare; il  GOVERNO viene a costituirsi dalla volontà della maggioranza presente nel Parlamento, cosi come la carica di Presidente della Repubblica non è espressione diretta del popolo, ma dei propri rappresentanti in Parlamento.

In ultimo il potere giudiziario, ovvero la Magistratura , tanto criticata dal PdL, è costituita da cittadini che superano un concorso specifico, (d’altronde non potrebbero fare i giudici cittadini eletti dal popolo senza nessuna competenza particolare) e controllati da un organo di garanzia al di sopra dei vari poteri statali denominato Consiglio Superiore della Magistratura. Il CSM, dopo la riforma del 2002 è composto da 27 membri: 16 sono giudici, eletti dai giudici stessi, 8 sono avvocati o professori di diritto eletti dal Parlamento stesso; gli ultimi tre sono i due più elevati giudici della Corte di Cassazione e il Presidente della Repubblica che presiede quest’organo dello Stato.

Dal  punto di vista legislativo , sono l’ultimo ad affermare che tecnicamente e democraticamente i poteri dello Stato italiano sono ben equilibrati perché domina il principio del reciproco controllo; il resto lo fanno gli uomini che sono chiamati a svolgere ruoli politici e amministrativi all’interno dello Stato: ma il senso della responsabilità, l’onesta e la correttezza non si modificano con riforme o decreti.

Ma in modo particolare che cosa hanno chiesto di recente i sostenitori di Berlusconi? Il   senatore Palma del PdL presidente della Commissione di Palazzo Madama, con ddl n. 116 chiede che ai magistrati candidati ed eletti alla Camera venga conservato l’impiego senza però la possibilità di rientrare nei ruoli di provenienza, ma attraverso ricollocamento nei ruoli dell’Avvocatura dello Stato. Lo stesso progetto prevede l’ineleggibilità dei magistrati per le cariche di sindaco, presidente di provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale, per l’ipotesi in cui l’ufficio giudiziario di proveniente sia ubicato nella regione dove si trova il comune o la provincia per i quali sono indette le elezioni. Per quanto concerne i magistrati candidati ma non eletti, infine, si prevede il ricollocamento in regione diversa da quella in cui sono compresi il comune o la provincia per i quali si è svolto il voto. Con il ddl n. 112 il senatore Palma chiede invece modifiche all’ordinamento disciplinare introdotto nel 2006 prevedendo sanzioni per le “esternazioni di appartenenti all’ordine giudiziario che risultino palesemente in contrasto con i doveri di imparzialità e indipendenza richiesti per il credibile esercizio delle funzioni giurisdizionali”. Inoltre con il ddl n. 373 si  chiede di eliminare “la possibilità per il singolo magistrato di passare dalla funzione giudicante a quella requirente”, definita “una tra le più importanti anomalie e peculiarità dell’ordinamento giudiziario italiano ” rispetto alle altre liberal-democrazie occidentali “. Infine con il ddl n. 315 si chiede invece, modifiche alla legge Vassalli del 1988 per fare in modo che il cittadino possa chiamare in causa direttamente il magistrato che abbia compiuto un errore dolosamente o per colpa grave, e per restituire – nello stesso tempo – “ai tanti magistrati seri e preparati la dignità di essere responsabili dei loro atti”.

Noi riteniamo che sono tutte proposte praticabili e discutibili, con qualche riserva sul decreto n. 315, perché  un funzionario dello Stato deve rispondere del suo operato ai suoi diretti superiori, in questo caso al C.S.M. e per le sue negligenze deve “pagare” lo Stato, che come già avviene oggi può rifarsi sul suo dipendente.

Ma in questa crisi economica e sociale è possibile dare la priorità a temi del genere, quando la madre di tutte le riforme legislative, cioè quella elettorale, non riesce a decollare?  E’ lecito pensare al ruolo dei giudici, quando non riusciamo ad approvare una seria riforma che possa sollevare la situazione economica di milioni d’Italiani? In tempi di crisi devono esserci delle priorità e sicuramente quella a cuore del PdL può interessare solo pochi Italiani, pertanto va rinviata dopo la soluzione di questioni molto più urgenti per la maggioranza del popolo italiano.

Per la Neodemocrazia sociale.                                        Domenico Cammarano

5 pensieri su “La riforma giudiziaria: una vera priorità?

  1. Pancrazio Caponetto I cittadini interessati a una riforma della giutizia devono firmare i referendum radicali sulla giustizia giusta.1) Responsabilità civile dei magistrati. Per consentire al cittadino l’azione civile risarcitoria nei confronti dei magistrati. 2) Rientro nelle funzioni proprie dei magistrati fuori ruolo. Perchè i magistrati collocati ai vertici della pubblica amministrazione rientrino nelle loro funzioni. 3) Contro l’abuso della custodia cautelare. Perchè il carcere preventivo, prima della sentenza di condanna, si applichi solo per reati gravi. 4) Abolizione dell’ergastolo.La detenzione deve avere come fine la rieducazione del condannato, principio di civiltà giuridica in contraddizione con il carcere a vita. 5) Separazione delle carriere. Per separare le carriere del Pubblico Minnistero e del Giudice. http://www.referendumgiustiziagiusta.it

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