La Rivoluzione della Carità di Papa Francesco.

 

La Chiesa di Cristo ci riprova, come da duemila anni, a rivoluzionare le relazioni umane a rifondare l’etica sociale sul principio della Carità, che è il pilastro dell’ultima grande rivoluzione conosciuta dal genere umano. La Carità è quell’amore particolare o “agape”, che come ha insegnato Papa Benedetto XVI , diversamente da “eros” non chiede nulla in cambio, ma generosamente  dona, un po’ come  l’amore autentico dei genitori verso i figli.

Papa Francesco, dalla teoria sta cercando di attualizzare la dottrina della Carità sul piano pratico, ma anche con il rischio di donare alla Chiesa un martire prematuro, mentre, oggi, abbiamo bisogno soprattutto di una guida spirituale di ampio spessore per rinnovare quegli entusiasmi e riconvertire i cuori addormentati o nauseati dai tanti errori presenti proprio nella Chiesa.

La Carità è, quindi, un amore disinteressato che ci sollecita ad amare anche i nemici…. e qui stiamo agli antipodi rispetto al liberalismo, al fascismo, al comunismo, alla politica della globalizzazione e del finanzcapitalismo, le ultime due grandi pestilenze del XX e XXI secolo. Vedendo milioni di giovani entusiasti in Brasile alla JMJ che goliardicamente seguono il Papa e a quelle regionali, presenti un po’ ovunque nelle nostre realtà territoriali, mi chiedo fino a che punto l’entusiasmo suscitato dai messaggi di questo Papa, possano effettivamente creare un’onda lunga e manifestarsi taumaturgicamente in ogni settore della vita sociale e individuale.

Dovremmo vedere ridimensionarsi la cultura consumistica ed edonistica per far posto ai piaceri spirituali legati all’amore caritatevole e solidale, che non deve escludere necessariamente, secondo la limitativa interpretazione medievale, quella legata ai piaceri mondani e della carne, ma solo gestirli sempre come aspetti dell’essere uomo in divenire e mai come essenza esclusiva dell’umanità!

Siamo ben consapevoli che la Carità come concetto puro teologico, non può appartenere ad una società civile , che rimane comunque una realtà secolarizzata e determinata da una pluralità di culture, ma che, nella loro migliore tradizione, possiedono implicitamente e potenzialmente quell’idea dell’amore cristiano. Voglio dire che, oggi ,se ci salviamo dalla catastrofe, che l’egoismo neoliberale congiunto alle politiche finanziarie mondiali ci hanno prostrati dopo, gli orrori dei totalitarismi del Novecento, lo dobbiamo solo a quei principi traballanti, negli ultimi anni , di stato-sociale che si fonda sulla solidarietà tra tutti i settori sociali.

Tutte le moderne escatologie filosofiche-politiche, che dall’Ottocento alla fine del Novecento hanno illuso le masse mondiali declamando rivoluzioni egualitarie, incosciamente hanno attinto dall’idea cristiana del trionfo del bene sul male, trascinando il regno dei cieli  in una palingenesi terrena. In effetti se non si vuol credere ad un Dio dispensatore di un bene universale, dobbiamo forzare la ragion-pura umana e attribuirle la capacità di fondare valori positivi e assoluti, appunto come quello dalla solidarietà, della libertà e del benessere come valore per tutti , che non sempre trovano un piedistallo solido, dopo aver “condiviso” con Nietzsche che “Dio è morto” e accettato il postulato sartriano  che “se Dio non esiste tutto è possibile”.

La società occidentale è caduta proprio in questa contraddizione,dopo aver annullato Dio tra gli uomini,  vuol con le “antinomie dalla ragione” di memoria kantiana, riaffermare che la pace, la libertà, la democrazia integrale,il benessere per tutti , la lotta contro lo sfruttamento e contro ogni genere di violenza siano logicamente superiori rispetto alle  guerre, alle pulizie etniche, allo sfruttamento del più forte sul più debole. Ed è proprio in questo conflitto che il ruolo della dottrina della Carità come stile di vita in antitesi ad ogni violenza, sulle ali dell’entusiasmo giovanile e di tutti gli “uomini di buona volontà” può rinnovare la nostra società planetaria, può ritrovare quelle risposte che i nostri governi stentano ad individuare, perché afflitte dalla malattia del secolo: l’incapacità di condividere con tutti le risorse naturali e del progresso.

Scommettere sulla rinnovata rivoluzione di Papa Francesco, anche da non credenti, ma autenticamente amanti della pace e della giustizia, significa, oggi, coalizzare le risorse migliori per correggere gli errori presenti e di un passato anche lontano,  per individuare i percorsi migliori verso la soluzioni di tanti nostri problemi che richiedono valori forti a discapito di quelli transeunti e relativi.

Per la Neodemocrazia sociale                                           Domenico  Cammarano

Un pensiero su “La Rivoluzione della Carità di Papa Francesco.

  1. Caro Mimmo molti tacciano Papa Francesco di usare una teologia ‘pana amore e fantasia’ e colgono in questo modo di essere una discontinuità con il precedente Papato. Io invece ne vedi continuità ed integrazione, non a caso dalle dimissioni di Benedetto nasce Bergoglio, uomo che ben conosce i problemi del mondo finanziario e neoliberale illuminato. Io mi aspetto da lui qualcosa di grande e sono sicuro che arriverà… La rivoluzione dello IOR e’ l’inizio

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