La rubrica dell’educatore ( a cura di Elena Babetto)

 

3°) Separazione di coppia e potestà genitoriale.

Oggi volevo attirare la vostra attenzione sul significato di questi due concetti profondamente diversi ma, sempre più spesso,confusi o poco presi in considerazione. Si presuppone che, quando due persone, sposate o no, non si amano più si debbano lasciare, per il bene loro e perché vivere alla spalle dell’altro, non è mai rispettoso per l’ex partner e né tanto meno per se stessi . Detto questo, c’è un aspetto più importante da considerare, gestire e da mettere in primo piano: il destino del figlio. Premetto che non appartengo alla categoria di persone che,nonostante tutto, pensano si debba stare insieme per i figli, per non causare loro dei traumi e per non sentirsi in colpa nei loro confronti. La considero una presa di posizione arcaica ed un filo egoista, applicata e riconducibile ai tempi dei nostri nonni. Ma non ad oggi. Un elevato numero di studi e di ricerche hanno confermato che il trauma del figlio legato alla separazione è da imputare alla cattiva gestione della stessa. Una famiglia unita vive d’affetto,emana amore, rispetto, educazione, carezze e sorrisi. In una famiglia finta, separata “in casa”, di sicuro non c’è tutto questo ed il figlio percepisce un clima freddo, disinteressato e a volte ostile. Senza tener conto dell’insorgere di liti, offese, dispetti e nei peggiori casi, di violenza, magari di fronte al figlio. Il bambino assorbe tutto quello che vede e che sente e molto spesso, si pensa la causa del fallimento familiare.Tutto quello che un tempo era equilibrio, stabilità e riferimento adesso non c’è più ed è chiaro e comprensibile, che in lui nascano sentimenti di sofferenza, solitudine e di angoscia. Non potendosi confrontare con i coetanei per un sentimento di vergogna e nemmeno con l’adulto, il bambino si chiude in se stesso ed inizia un processo di auto colpevolizzazione molto dannoso. Questo esempio di famiglia non corrisponde al giusto e c’è il rischio che il bambino confonda l’affetto con l’ira ed il disprezzo. E’ evidente che in un contesto malsano, le sue paure, le sue continue domande senza risposta ed il bisogno di essere rassicurato non sono al primo posto dei problemi da risolvere e la frustrazione aumenta, con la comparsa di disturbi comportamentali e, nel tempo, di probabili patologie. Il genitore, troppo preso a fare il sostenuto in presenza dell’altro, concentrato a viversi la propria vita, a volte, pieno di rancore, tende a non accorgersi delle manifestazioni di disagio del figlio, anche perché molto spesso, non sono visibilmente esternate. Quando, al contrario, il bambino agisce e reagisce con comportamenti di lampante sofferenza, invece di intervenire e capire l’origine del problema, si cerca di attribuirne le colpe all’altro partner. Questo quadro disastroso, oltre a non risolvere un bel niente, crea ulteriore stress in una situazione già pesantemente stressante ed ancora una volta, si passa sopra al reale problema del figlio. La distinzione tra separazione e potestà genitoriale sta proprio in questo: mentalizzare ed accettare che si continuerà ad essere per sempre genitori di quel figlio avuto e voluto insieme e che, proprio per lui, è necessario quanto più obbligatorio, mantenere un rapporto civile in sua presenza. Con rapporto civile intendo fargli capire attraverso parole e fatti, che lui rimarrà sempre il figlio amato e che continuerà a ricevere lo stesso affetto anche da separati. Di rilevante importanza è anche la continuità di un filo educativo comune per evitare l’insorgere di scompensi. Il bambino, contrariamente a ciò che si pensa, potrebbe sviluppare un falso sé. Ciò significa che inizierebbe a comportarsi dalla mamma come fa piacere alla mamma e dal papà come fa piacere al papà. Contemporaneamente al falso sé, potrebbe presentarsi la situazione in cui il bambino si sente in dovere di prendersi cura del genitore (secondo lui) più fragile, quel genitore che durante la fase della separazione ha sfogato angosce, tristezze e pianti nei confronti dell’ex partner proprio con il figlio. Questi sono solo alcuni esempi di una situazione esasperata di una separazione mal gestita o non gestita affatto. Le dannose ripercussioni che interesseranno quella che una volta era una famiglia unita, sono molteplici. Più è forte e duratura la conflittualità, tanto più saranno gravi le conseguenze sul figlio. Per evitare questa carrellata di errori/orrori è indispensabile parlarne. Sarebbe opportuno iniziare una campagna di sensibilizzazione genitoriale generale, anche solo per un esclusivo interesse informativo. Per una più ampia tutela del minore, qualora nella coppie non ci fosse una corretta distinzione tra i due concetti , sarebbe necessario che il giudice decretasse un percorso psicologico genitoriale, volto al solo rapporto con il figlio. Il genitore ha il diritto ed il dovere di conoscere le conseguenze che si potrebbero manifestare sul proprio figlio. Quando è troppo tardi, gli interventi da preventivi diventano riparativi e sono limitati a non peggiorare ulteriormente il danno. La causa di quel danno sarete proprio voi. Non è un peso leggero da portare per il resto della vostra vita. Pensateci.

 
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