Le ragioni della Chiesa di Papa Francesco

 

A leggere certa stampa, anche il “pacioso” papa Francesco, dietro quel buonismo e atteggiamenti familiari legati alle sue esternazioni a “braccio”, ai suoi rapporti colloquiali con i fedeli  e caratterizzati quasi sempre da mancanza di formalismo, si celerebbe un papa reazionario, non meno del suo predecessore. Sembrerebbe proprio che certa cultura cosiddetta “progressista”, non riesca a comprendere che una dottrina religiosa, un’ ideologia filosofica, si caratterizzano proprio per alcuni principi fondamentali, che eliminandoli o adeguandoli a certe mode di pensiero, provocherebbero inevitabilmente la banalizzazione della dottrina stessa.

La Chiesa  cattolica e il suo papa non potrebbero mai , pena la propria implosione e ridicolizzazione, accettare il principio dell’aborto e dell’eutanasia, perché alcune ideologie relativistiche e consumistiche diffondono il principio che la vita umana ha un senso solo a certe condizioni e secondo dei modelli legati a parametri dell’apparire e dell’agire. Quindi il feto che non si vede e non interagisce apparentemente, se costituisce un problema per qualcuno, è meglio sopprimerlo. Vale la legge del più forte, ovvero chi può decidere, lo fa unilateralmente, senza chiedere il consenso della parte in causa, che non può far valere il proprio diritto naturale di vivere la propria vita e “aristotelicamente” trasformare la propria potenzialità in atto.

Tutto questo pur sapendo scientificamente che un embrione di poche ore è essere umano e non un semplice ammasso di cellule viventi. Forse gli stessi sostenitori dell’aborto, come conquista civile, seppur a discapito degli innocenti senza voce, non batterebbero ciglia nei confronti di quella sentenza che condanna a multe salate, chi ha privato della libertà un passerotto o ha sparato ad un fringuello!

Allora penso proprio che facciano bene i cattolici a difendere la vita umana e a considerare un feto di tre mesi, peraltro perfettamente completo, ontologicamente e assiologicamente superiore ai fringuelli e qualsiasi altro animale, che peraltro devono essere protetti comunque dal trastullo di chicchessia.

Un discorso analogo deve essere fatto per l’eutanasia, anche se ci potrebbe essere l’esplicita volontà della persona in causa, che in momenti non sospetti potrebbe manifestare, nella piena facoltà d’intendere e di volere, la determinazione a non proseguire, rispetto ad una condizione di vita essenzialmente vegetativa e mantenuta tale solo artificialmente.

Riguardo all’ultimo problema, molto più recente, cioè quello dei matrimoni gay, è ugualmente condivisibile la disapprovazione dei cattolici e dello stesso papa Francesco, per alcune fondamentali considerazioni. Per matrimonio, ancor prima della cultura religiosa e del cristianesimo, si è inteso riconoscere quell’unione tra un uomo e una donna, che legati sentimentalmente e liberamente decidono spontaneamente di rendere pubblica la loro unione e il legame giuridico e di sangue con la potenziale prole. Il legame matrimoniale, ampiamente riconosciuto in ogni civiltà, ha sempre avuto la finalità di garantire il ruolo giuridico e quindi i diritti dei figli nonché la necessità di evitare promiscui rapporti con consanguinei e definire reciproci rapporti di assistenza.

In diverse società contemporanee giustamente e anche cristianamente, si sta superando ogni forma di discriminazione e persecuzione verso persone che manifestano una sessualità diversa rispetto alla norma e nulla impedirebbe il riconoscimento di unioni tra persone dello stesso sesso, con una serie di diritti, ma sostanzialmente differenti da quelli del matrimonio tra uomo e donna che, al di là del riconoscimento del legame sentimentale reciproco, ha una sua essenziale funzione legata alla prole, ai rapporti tra consanguinei in una dinamica sociale, che ancor prima di essere civile è essenzialmente naturale.

Se iniziamo a confondere unioni con matrimoni, legami che riguardano esclusivamente la sfera privata con quella sociale, dovremmo iniziare ad accettare la legalizzazione di unioni poligamiche: due donne e un uomo; due uomini e una donna; una donna, un gay e un uomo; ecc, ecc. e perché no! anche  unioni incestuose. Se lo Stato si muove in questa direzione con molta prudenza, fa bene, ma ancor di più un’istituzione religiosa come la Chiesa cattolica, fa benissimo a ribadire i capisaldi della propria dottrina a difesa della vita in tutte le sue fasi e del matrimonio naturale tra uomo e donna, che rappresentano i migliori esiti della lunga  e tormentata civiltà occidentale.

Per la Neo democrazia sociale.                                                       Domenico   Cammarano

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