Le violenze nella nostra società: analisi e prevenzione.

 

Ultimamente ci siamo occupati del fenomeno della violenza sulle donne e quella domestica in generale, senza tralasciare altre forme odiose di violenza sugli omosessuali e ancor peggio quella sui bambini, che spesso si configura come pedofilia. Non mancano altre forme di violenza come il bullismo dentro e fuori dalla scuola e la violenza contro gli anziani. Sembra proprio, dal quadro che emerge dai resoconti della televisione e dei giornali, che la violenza sia il denominatore comune che attraversa orizzontalmente le nostra società, trasformandola in parte, va pur sottolineato, in una giungla dove i deboli soccombono di fronte agli istinti incontrollati dei più forti.

Voglio  di nuovo sottolineare che trattasi di una situazione che investe a tutti i livelli la nostra società, ma che a mio avviso non è diversa dalle epoche precedenti; il fenomeno appare più eclatante perché i mass-media convenientemente lo ampliano e quasi tergiversano morbosamente su questi fenomeni violenti, conoscendo la psiche del cittadino comune, che facilmente si incuriosisce e ama conoscere i particolari più scabrosi di una vicenda ( erroneamente giustificata con la tesi del “diritto all’informazione”), ma che poi difficilmente alza un dito per prevenire o evitare questi fenomeni ignobili.

Anzi molte volte si verifica l’effetto opposto! Ricorderanno i miei pazienti lettori, come qualche anno fa , continuamente si verificavano lanci di sassi dai cavalcavia, per colpire le auto in transito: più la stampa ne parlava con dovizia di particolari, più si ripetevano in continuazione questi episodi che spesso costarono la vita a tanti automobilisti. Ancora oggi, ai fenomeni di violenza , che definisco con la sigla Fop (femminicidio, omofobia,pedofilia) , si ha un’amplificazione mediatica da parte di tutti i mezzi d’informazione, che ha solo lo scopo esplicito di attrarre l’attenzione  del cittadino, ma che non sortisce quasi mai una reazione sul piano morale degli stessi, anzi sembrerebbe che i “deboli mentali” in situazioni di conflittualità siano spinti all’emulazione, portando la violenza già in atto, alle estreme conseguenze. La psicologia ci insegna che l’imitazione è un comportamento diffuso tra molti animali , uomo compreso, e che pertanto tanti episodi simili rafforzano  le scelte comportamentali dei più deboli , dal punto di vista psichico e morale, inducendoli ad imitare proprio quei gesti tanto rappresentati nel panorama sociale.
Il quarto potere, quello dell’informazione, molto più potente dei tre poteri dello Stato liberale, e inferiore solo al finanzcapitalismo mondiale che li comprende tutti, possiede strumenti di suggestione collettiva impressionanti, che se usati mali,come accade troppo spesso oggi, provocano maggiori effetti negativi, piuttosto che ridimensionarli.
Quindi, dopo aver migliorato l’aspetto giuridico sul piano della prevenzione e della repressione di questi fenomeni, nonché quello educativo, i cui esiti possono verificarsi a lungo termine, un aspetto che finora è stato sottovalutato è quello dei servizi d’informazione che, probabilmente, possono incidere sui fenomeni violenti in maniera decisamente determinante.
In ultimo voglio sottolineare, nell’analizzare le strategie  educative per ridimensionare l’aggressività e i fenomeni violenti nei nostri comportamenti quotidiani, il valore formativo e preventivo della prudenza, che riguarda ovviamente lo stile di vita  e le scelte di tutti noi, sempre raccomandata dai nostri anziani e in genere da coloro che hanno più esperienza.
Nella nostra società contemporanea prevale quello stile di vita comportamentale che possiamo riassumere con il titolo del coro del primo atto dell’Aminta del Tasso che recitava così: “s’ei piace ei lice” ovvero tutto quello che piace è lecito!
In altri termini  mi chiedo: abbiamo insegnato ai nostri giovani l’importanza della prudenza e le capacità di valutare preventivamente il pericolo? Accompagniamo “prudentemente”, con le necessarie raccomandazioni, i nostri bambini nelle loro esperienze quotidiane, insegnando loro a riconoscere subito “l’orco o la strega”? Sappiamo creare un “cordone  psicologico” a difesa dei piccoli? Abbiamo insegnato agli adolescenti la prudenza nella scelta delle amicizie e soprattutto negli amori, insegnando che certi coinvolgimenti sentimentali devono necessariamente essere graduali, ponderati, valutati prima di trovarsi legati in situazioni sentimentali con personaggi poco affidabili sul piano psichico, caratteriale, morale e comportamentale? Ci si può legare con una persona solo perché è attraente e quindi proclamare la “morale” che se piace è  tutto lecito? Insomma mi chiedo, e potrei anche sbagliare, ma quel coniuge violento, quel genitore violento e stupratore lo è diventato all’improvviso? non erano già evidenti i segni premonitori? abbiamo scelto col cuore e la ragione o con l’istinto e l’approssimazione? E’ credibile che l’angelo di ieri si sia trasformato nel demone di oggi?  Ma gli anziani hanno svolto il loro ruolo di consiglieri, hanno fornito il loro esempio vivo,oppure pensavano ai loro stress e alla paura d’invecchiare? e i giovani hanno ricevuto l’educazione ad ascoltare la voce della saggezza?
In ultimo, se tutti se ne “stracatafottono”, seguendo una colorita espressione di Camilleri, e non si innesca il sentimento della solidarietà nel prevenire , curare e reprimere la violenza, le sue radici e il terreno che la favorisce, c’è poco da strombettare dai giornali e dalle televisioni o con le belle riforme, sempre utili, del nostro Parlamento…il problema non potrà risolversi. Occorre una rinascita culturale  e di valori educativi, che necessariamente richiede tempi lunghi, ma sicuramente necessari, per raggiungere risultati significativi.
Per la Neodemocrazia sociale.                             Domenico  Cammarano

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