Standard & Poor’s e la politica italiana.

 

Abbiamo appreso in queste ore che l’Agenzia  Standard & Poor’s degli Usa, che valuta il rating, cioè la capacità finanziaria di una società, di un ente o di una nazione di restituire i soldi ai suoi creditori, ha ulteriormente ribassato all’Italia questo indicatore   da  BBB+ a BBB. La decisione dell’agenzia Usa riflette l’effetto di un ulteriore indebolimento della crescita sulla struttura e la resistenza dell’economia italiana e la mancata trasmissione sull’economia reale della politica monetaria espansiva della Bce con i tassi dei prestiti alle imprese che rimangono ben sopra i livelli pre-crisi.

In particolar modo,secondo l’Agenzia in questione,il declassamento del rating italiano è giustificato dal fatto che attualmente le imprese italiane attingono il 92% del loro fabbisogno finanziario di breve e lungo termine dalle banche, ma questa provvista sta diventando meno disponibile in quanto le banche italiane hanno avviato un percorso di riduzione della leva finanziaria. La sostituzione del debito bancario con quello obbligazionario è considerato un processo difficile a causa dello scarso interesse da parte degli investitori istituzionali italiani per le emissioni delle medie imprese e dell’assenza di un mercato sviluppato per il collocamento dei titoli di Stato e delle obbligazioni (private placement). In altri termini, per Standars & Poor’s, lo Stato italiano continua a non sostenere finanziariamente le imprese e quindi la sua politica non rilancia la crescita del Pil ma favorisce direttamente la crescita del debito pubblico. Infatti non solo per lo S&P,  il nostro debito pubblico è stimato pari al 129% del Pil alla fine del 2013 e che non scenderà a meno che il surplus di bilancio, con l’esclusione delle spese per interesse, non si avvicinerà al 5% del Pil.

Secondo il ministro dell’economia Saccomanni la valutazione della S&P appare basata sull’estrapolazione meccanica di dati e della situazione del passato, con scarsa considerazione per le misure già prese o in corso di attuazione . Francamente tra le spaccature all’interno del PD e le iniziative destabilizzanti del PdL che ha richiesto tre giorni di sospensione delle attività parlamentari, per consentire ai suoi parlamentari di riflettere sulle vicende giudiziarie del loro leader, minacciando l’uscita dal governo se dovesse essere confermata la condanna della Corte di Cassazione nei confronti di Berlusconi, non sembrano così peregrine le dichiarazioni della Standard & Poor’s nei confronti dell’Italia.

In tutta questa  faccenda addirittura il M5S  di Grillo ha dato maggior prova di responsabilità nella conferenza stampa tenutasi poche ore fa dopo il colloquio con Napolitano, anche perché gli va riconosciuto il merito di aver coerentemente restituito agli Italiani un milione e seicentomila euro, sottraendolo agli stipendi dei parlamentari del proprio movimento: se tutti i partiti si comportassero così, in un anno recupereremmo 40 milioni di euro. Sicuramente un esempio concreto, rispetto ai soliti interessi di parte che diminuiscono ancor di più la credibilità delle nostre istituzioni politiche all’estero e naturalmente tra i comuni cittadini, oltre ad allontanare la tanto dibattuta ripresa economica.

Per la Neo Democrazia Sociale                        Domenico  Cammarano

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