Qualche considerazione sul voto degli Italiani alle Amministrative.

 

Si sono definitivamente concluse le votazioni  per il rinnovo dei consigli amministrativi comunali in ogni regione d’Italia,ed emerge con i risultati, anche il disorientamento, ormai palese, degli Italiani. Ovunque viene ribadito che ha vinto il partito dell’astensionismo, in considerazione che hanno votato in media solo il 62,38% , mentre a Roma ha votato solo il 56,2%, con una flessione generale del 14,78% rispetto alle votazioni precedenti.

Altri dati oggettivi riguardano la vistosa flessione del Movimento di Grillo, che praticamente non porta nessuno dei suoi candidati al ballottaggio, mentre si afferma, nel marasma generale il PD, che lo ritroviamo vincente o proiettato ai ballottaggi fra quindici giorni; vanno male   la Lega e il PdL, anche nelle loro roccaforti del Nord.

Mentre gli esperti politologi dei vari partiti stanno analizzando l’esito del voto con tante  peripatetiche giustificazioni, noi di Neo democrazia sociale pensiamo che anche queste votazioni siano l’ennesima riprova che moltissimi  Italiani  sono completamente immaturi ad esercitare il diritto-dovere al voto, perché hanno dimostrato ancora una volta pressapochismo, superficialità o disinteresse, nel caso dell’astensionismo; tutto ciò pregiudica la realizzazione di una democrazia matura, che esige sempre ed esclusivamente la partecipazione al dibattito politico, informazione plurivalente, e formulazione di idee proprie per la soluzione dei problemi sociali.

E invece? L’Italiano medio vive tra i reality show, le finali di coppa, le scommesse e le lotterie , i fine settimana organizzati fuori casa; chi sta peggio, invece, cerca soluzioni individualizzate, alle volte partecipa ai cortei e alle manifestazioni di protesta, ma sotto sotto mira al modello di quelli che ancora vivono nel mondo delle “favole”, ovvero quello dell’Italiano medio. Alle estreme abbiamo, da una parte i ricchi e gli speculatori, non tutti con le mani pulite, e, infine, quelli che vivono al di fuori  della legalità nella violenza e per la violenza, come unico stile di vita:  questi ultimi, fisiologicamente se ne “stracatafottono” della politica e dei bisogni della collettività, anzi è meglio che tutto continui come ora!

E con questo? Vogliamo solo affermare che tra queste categorie di Italiani, pochi hanno compreso che i cambiamenti veri in senso positivo possono crearsi solo con l’impegno in prima persona nella vita politica, partecipando ai dibattiti, anzi suscitando incontri e confronti tra coloro che veramente hanno problemi da risolvere.Quindi occorrerebbe vitalizzare i Comitati di quartiere e territoriali e porli al centro della vita politica locale e nazionale, per creare dal “basso” una classe politica  meritevole di fiducia e “legata” con il filo doppio ai propri elettori.  Sperare nel “salvatore della patria” di turno o nello strillozzo migratore, che piombando dall’alto viene a condurci verso la terra promessa, è da ingenui e diciamolo pure, da sprovveduti! 

Quando si creano facili illusioni e si ripone la fiducia in coloro che al momento appaiono più spettacolari, più generosi nelle promesse, insomma quando si ci lascia trascinare dagli slogan che sostituiscono le idee, dalle apparenze piuttosto che dalla concretezza, continuando nella politica della delega a “scatola chiusa”, si finisce a per rimanere in breve tempo disillusi e si ricerca, con “la sospensione del giudizio”, un’altra facile alternativa o l’inutile abbandono del campo. Gestire la “cosa pubblica” è impegno severo e costante, che richiede dedizione in termini di tempo e soprattutto d’intelletto…gli slogan vanno bene per le pubblicità dei beni di facile consumo, ma anche con questi dobbiamo sempre fare attenzione alle fregature.

Bisogna quindi educarsi al  piacere della competizione intellettuale, al bisogno del confronto delle idee in un’ottica di una reale democrazia, dove alla fine governa chi dimostra di possedere più capacità di risolvere nel miglior modo i problemi della maggioranza. Questo tipo di educazione civica e formazione politica richiede sicuramente tempi lunghi, che non so se la nostra attuale situazione può permetterselo, ma è pur sempre l’unica se vogliamo essere i protagonisti della nostra vita sociale e non continuare a rincorrere le chimere degli illusionisti di turno.

Per la Neodemocrazia sociale.                                        Domenico  Cammarano

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