L’ATTUAZIONE DELLA DEMOCRAZIA: le assemblee dei cittadini.

 

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NEO DEMOCRAZIA SOCIALE  PER L’ATTUAZIONE DELLA DEMOCRAZIA

Nell’articolo del 9 luglio , ho elencato alcune indispensabili priorità per tentare di arginare la partitocrazia che domina ovunque  che erroneamente viene scambiata per democrazia.

Ho sottolineato che per democrazia non è possibile intendere un sistema politico dove i cittadini periodicamente , mediamente ogni cinque anni, con un segno di croce su di una scheda,  firmano cambiali in bianco ad un manipolo di arrivisti. Questo sistema di cose  conduce al  tragico risultato che il popolo , detentore del potere, per mezzo di un “patto iniquo”, come già 250 anni fa lo definiva Rousseau, viene rappresentato da una oligarchia  strapagata, ma soprattutto senza vincoli o obblighi giuridici verso i cittadini.

Le polemiche sorte da qualche anno , soprattutto con il Movimento 5 Stelle, si fondano sul non sottile principio che chiunque sia eletto dai cittadini, debba  rispondere in primo luogo agli elettori stessi del proprio collegio e, in subordine, al  partito dove tale rappresentante è stato candidato. Il legame elettori-rappresentante non può essere formale e circoscritto al chiacchiericcio banale che emerge solo nel  periodo delle campagne elettorali. Questo rapporto,   senza intermediari o tutori (  vedi l’invadenza del duo Grillo-Casaleggio nei rapporti tra eletti ed elettori del M5S , comune anche ad altri partiti) deve  consolidare i legami tra i candidati e gli elettori con programmi e impegni ben precisi.  Altri vincoli, contratti e cessioni tra candidati e partiti , non devono esistere in un autentico Stato democratico, soprattutto quando si tratta di elezioni politiche e del mandato che gli elettori concedono ai propri candidati.

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A questo punto che entrano in gioco le cosiddette assemblee dei cittadini o comitati civici, che possono rappresentare quelle palestre di formazione politica di base, dove si possono creare le idee per risolvere problematiche comunitarie, sullo stile delle assemblee della più antica esperienza di democrazia  nata 2500 anni fa in Grecia.

Queste assemblee  o comitati , generalmente vengono boicottati dai partiti, almeno che non siano direttamente controllati da essi per trasformarsi in  collettori di voti per le proprie campagne elettorali. Nelle rare assemblee locali ,convocate dai partiti nostrani , si può partecipare solo come claque, per applaudire o ribadire i concetti fumosi espressi con il solito “politichese”, dall’oratore di turno. Azzardarsi a dissentire o per lo meno avanzare proposte concrete diverse dalla linea della segreteria del partito, su un tema dibattuto , si viene immediatamente emarginati o , caso più frequente, si viene esclusi  alla prossima riunione.

Il principio fondamentale che l’essenza della democrazia vuol dire ovunque confronto di idee che partono dalla base, non esiste proprio nel vocabolario della nostra partitocrazia. Bene! Per chi vuol essere inquadrato in un partito a struttura gerarchica, in quanto cerca con il suo impegno solo la raccomandazione per sè o per i propri familiari, insomma per chi nasce spiritualmente gregario,  ”portaborse” o “lacche” , in una società di consumatori di beni fittizi , l’attuale partitocrazia pseudo-democratica è l’ideale…. diversamente ci si deve educare al confronto delle idee , che nascono dall’informazione e, meglio ancora, dalla cultura.

I luoghi per manifestare  quello che “aristotelicamente” è l’essenza umana, intesa come “animale razionale” che si realizza in una comunità civile, è l’assemblea che iniziando dal suo nucleo fondante e naturale che è dato proprio dalla famiglia,va progressivamente al “condominio” al “quartiere” e via via a  quelle comunità artificiali, sempre più universali, che conducono alla costituzione del  Comune e dello Stato.

Vivere democraticamente vuol dire essenzialmente imparare a prendersi “cura degli altri” , saper decidere “responsabilmente verso gli altri e verso il mondo”; ciò  presuppone il confronto e la regola che quando  non c’è l’unanimità , si prosegue con una effettiva maggioranza , senza mai impedire  che la minoranza possa trasformarsi, in futuro, in  maggioranza.

L’assemblea popolare non rientra in molte ideologie politiche. il liberalismo classico e il cosiddetto liberalismo-democratico sottolineano il momento formale della democrazia indiretta costituito esclusivamente dalle elezioni e dal distacco giuridico tra eletti ed elettori.  I totalitarismi di stampo fascista   presuppongono il controllo della “massa” guidata verso un consenso voluto da un “duce” , che naturalmente  esclude ogni dissenso e ogni dialettica assembleare e parlamentare ;  anche i totalitarismi di matrice comunista , pur facendo leva su una classe sociale a discapito delle altre, impongono la giuda illuminata di un gruppo di “rivoluzionari di professione”  che sanno  essi solo, cosa il popolo deve desiderare e la strada per raggiungere l’obiettivo ( malattia di tutte le pseudo-democrazie),  pilotando con le buone o con mezzi repressivi il raggiungimento della cosiddetta “democrazia popolare”, dove lo spirito del gruppo iniziale si trasforma  ”storicamente” in una dittatura grossolana di un leader sull’intero popolo, che elimina  i diritti delle persona umana e l’iniziale  vocazione democratico-assembleare.

Lo spirito assembleare , espressione unica del vivere comunitario,  diventa democratico quando si parte dal presupposto che la propria partecipazione  all’assemblea è un dovere per assolvere all’impegno di contribuire alla gestione della “cosa pubblica”, dove il fine è il bene comune  e non esclusivamente il bene mio e dei miei “pari”!

Tutto ciò presuppone una cultura umanistica per imparare a trattare con il nostro prossimo e, una cultura tecnica, per contribuire a risolvere questioni pratiche , che non sempre l’onestà e il “buon senso comune” possono da soli  essere sufficienti. Lo slogan politico di certe forze emergenti che pensano che solo l’onestà possa essere sufficiente al buon governo, è cosa poco credibile, perché , oltre alla rarità scarsità degli onesti come categoria sociale, occorrono le competenze  e le squadre di governo ben assortite e non create “al momento”  per  ben gestire con l’approvazione popolare , che certamente non può e non deve emergere solo attraverso sondaggi  pilotati attraverso la rete web.

Imparare a discutere , partendo da una buona conoscenza dei diritti umani di matrice “personalistica”, che poi è il cuore pulsante della nostra Costituzione, è il presupposto di ogni assemblea popolare e di ogni anelito onesto di democrazia diretta.

Per l’Attuazione della Neo Democrazia Sociale                 Domenico Cammarano

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