Dall’Unione europea e dal governo Letta: prospettive per il lavoro.

 

Dopo il primo decreto legge sul lavoro dell’era Letta, che  dovrebbe  sbloccare la situazione lavorativa in Italia, cominciano a concretizzarsi gli aspetti essenziali di questo provvedimento che prevede 650 euro di incentivi mensili, per un massimo di 18 mesi, per i datori di lavori che assumono a tempo indeterminato. Gli  incentivi sono destinati ai giovani tra i 18 e i 29 anni. Il totale di questi bonus arriva a 800 milioni di euro, che rappresentano il 33% della retribuzione mensile lorda complessiva.

Vediamo insieme alcuni requisiti fondamentali delle categorie giovanili che rientrano nel progetto del governo. I giovani devono essere privi di impiego regolare da almeno sei mesi o privi di un diploma di scuola media superiore o professionale o vivere soli con una o più persone a carico (sic!). Il tutto, ovviamente, ha lo scopo di “promuovere forme di occupazione stabile di giovani”, anche se – visti i requisiti richiesti – resta da vedere quante persone potranno effettivamente accedere ai bonus. Gli incentivi per le aziende riguardano giovani disoccupati da almeno sei mesi. Quindi chi si arrangia in nero rientrerebbe, chi lavora con un qualche contratto precario sarà escluso. La prospettiva è veramente interessante… ma un “quietivo” per tutti, che eviterà ancora una volta la lotta tra poveri, è dato dall’inesistenza di aziende  in grado di assumere .

Ma ancor di più, mi chiedo pensoso, questo intervento del governo può essere un valido sostegno alle tantissime aziende in difficoltà, che oltre alle difficoltà legate ai rapporti con le banche, devono far i conti con un mercato in continua contrazione, soprattutto per le politiche europee e italiane che hanno calato le “brache” nei confronti della concorrenza iniqua dei paesi asiatici? Sospendiamo, per il momento questo atroce dubbio e affidiamoci alle iniziative dell’Unione europea.

Proprio in queste ore Letta ha incassato anche l’accordo raggiunto a Bruxelles  dall’U.E. che ha devoluto 9 miliardi di euro per combattere la disoccupazione e di questi l’Italia potrà usufruirne di 1,5 miliardi. Il meccanismo prevede che i primi 6 miliardi vengano impiegati nel prossimo biennio e che la precedenza vada attribuita ai 13 Paesi – Italia inclusa – con una disoccupazione giovanile sopra il 25%. 

Le risorse andranno soprattutto verso il sud del Paese infatti i fondi per gli incentivi per le nuove assunzioni ammontano, solo per il Mezzogiorno, a 100 milioni per il 2013, 150 per il 2014, 150 per il 2015 e 100 per il 2016. Per quanto riguarda le altre zone della penisola, saranno di 48 milioni per il 2013, 98 per il 2014, 98 per il 2015, 50 per il 2016.

Il Presidente Letta sulla scorta dei  fondi previsti dagli accordi di Bruxelles, peraltro modesti, sta prospettando un “secondo pacchetto sul lavoro” che prevede altri interventi sull’imprenditorialità giovanile e sui tirocini, insieme all’alternanza di scuola e lavoro. All’interno del provvedimento non si parla solo di giovani; sono previste agevolazioni anche per le persone con più di 50 anni di età, disoccupati da oltre dodici mesi. In via sperimentale, per gli anni 2013, 2014 e 2015, viene creato presso il ministero del Lavoro un fondo di 2 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2013, 2014, 2015. Questo serve per consentire alle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, “di corrispondere le indennità per la partecipazione ai tirocini formativi. 

Per ora le prospettive sono ancora fumose: spero che si dia un particolare sostegno all’imprenditoria giovanile sostenuta dalla ricerca universitaria, peraltro scoraggiata proprio dagli ultimi governi, e sulla formazione professionale plurivalente, l’unica che possa garantire  quella flessibilità  e quella riconversione rispetto ad una volatilità del lavoro a tempo indeterminato. Sintetizzo il mio pensiero: bisogna sicuramente sostenere le aziende riducendo il costo del lavoro, ma non basta! Occorre  soprattutto creare e sostenere una produzione italiana  in alternativa allo strapotere dei mercati emergenti, che senza regole affondano i nostri settori  produttivi tradizionali e soffocano sul nascere quell’imprenditoria potenziale che può nascere dalla ricerca e dalla creatività italiana se adeguatamente sostenute. Speriamo in una svolta decisiva e sostenuta senza le solite inadeguatezze del recente passato.

Per la Neo democrazia sociale  .                           Domenico  Cammarano

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