Un’intervista sul fenomeno della violenza domestica.

 

violenza sulle donne

Negli ultimi tempi mi sono interessato del problema della violenza in generale e quello particolare che avviene nell’ambiente domestico, che coinvolge in modo particolare le donne e i bambini. Ho letto, come un po’ tutti, fatti di cronaca, ho ascoltato con attenzione i commenti e le valutazioni di politici e uomini di governo a proposito della legge approvata proprio agli inizi del mese in difesa delle donne, ho ascoltato le valutazioni di giornalisti e psicologi sulla fenomenologia della violenza domestica. Ho “sfogliato” le pagine dei siti e dei blog presenti nella rete, per conoscere quella parte degli Italiani che non appartiene al mondo dei mass-media, che ha fatto esperienze sul problema della violenza e che qualche volta è addirittura una vittima di questo fenomeno patologico della nostra società. Tra i blog che mi hanno colpito in modo particolare, segnalo quello intitolato “L’evoluzione di una donna” della signora Elena Babetto, che ha mirabilmente descritto in una serie di efficaci articoli il problema della donna-madre single che si ritrova ad affrontare da sola l’educazione e la crescita dei propri figlioli in un contesto familiare in crisi, come può essere quello dei separati-divorziati e quello del tutto particolare delle donne vittime di stalking che giunge in alcuni casi fino all’assassinio. La signora Babetto ci ha gentilmente concesso un’intervista, ponendo in luce vari aspetti del fenomeno che sintetizzano questioni studiate con particolare attenzione, tratte anche da esperienze dirette di tante vittime, che spesso si rivolgono a lei nella semplice veste di amica per un sostegno psicologico, un po’ come avviene per la figura del counselor, sempre più diffusa nell’ambito di tante situazioni sociali di sofferenza.

 

Signora Babetto quali sono le cause più diffuse della violenza domestica?

Sa è buffo. In questo preciso istante centinaia, forse migliaia di donne stanno subendo violenza all’interno delle mura domestiche. Alcune di loro mi stanno scrivendo, proprio ora. E’ triste mi creda. Vede, nonostante l‘iter della violenza si compia indistintamente in quasi tutte le situazioni, la causa scatenante è l’unica variabile. Tuttavia è preferibile parlare di concause che vanno a loro volta distinte dai fattori rafforzanti come l’abuso di alcool o di stupefacenti.  Una gravidanza, una presa di posizione inaspettata da parte della partner, la richiesta di una separazione, l’ossessionante gelosia, l’uscita con un’amica fonte di preventiva discussione sono tutte possibili cause scatenanti che chiaramente vanno a sommarsi ad altre e che ad un certo punto sfociano in violenza.

Qual è generalmente la reazione delle vittime?

C’è una premessa da fare prima di rispondere a questa domanda. Le donne che subiscono questi reati sono soggetti che per qualche motivo, che può essere legato ad un trauma o ad una mancanza avuti nell’infanzia o nell’adolescenza, hanno delle carenze caratteriali evolutive e psicologiche. Sono scarse di autostima, si affidano al giudizio sulla loro competenza casalinga e di coppia al partner, si prostrano ai figli e al marito che ordina e decide, se “rimproverate” non rispondono e incassano sentendosi in colpa, etc. Per non parlare del tanto diffuso “spirito da crocerossina” che porta a far credere alla vittima che con l’amore, la comprensione, il perdono e la protezione si possa cambiare uomini simili risolvendo così il problema. E’ evidente che la loro concezione dell’amore e del rapporto di coppia non è di certo fondata sul rispetto reciproco, sulla comprensione e sulla parità. Questa inconscia deviazione concettuale è fuorviante. Detto questo, la reazione iniziale delle vittime è di sgomento, di incredulità. Sono frastornate, non capiscono il motivo del gesto e subito dopo si convincono che non succederà più. Provano vergogna e per merito della convincente spiegazione del partner vengono pian pianino indotte a pensarsi la causa. La violenza fisica avviene dopo una duratura, pressante e frequente violenza psicologica che piano piano lavora di nascosto, privandola di quel briciolo di autostima che le era rimasto. In maniera subdola e silenziosa si insedia nella mente dell’abusata che continua ad essere valvola di sfogo del partner con insulti in privato e in presenza di terze persone, continuando ad umiliarla facendola sentire inadatta a tutto.

Quali sono le conseguenze per la vittima e per i minori quando rimangono coinvolti nelle violenze domestiche?

Le vittime di abusi domestici incorrono a forti depressioni. Si isolano da tutto e da tutti, a volte parlano solo se interpellate e cercano di avere atteggiamenti il più possibile servili per evitare l’insorgere di qualsiasi discussione che potrebbe sfociare in violenza fisica. Quando la violenza perdura vi è una forte probabilità che la vittima inizi a bere o ad assumere stupefacenti per tentare di alleviare temporaneamente la pressione mentale costantemente alimentata dalla situazione. Possono inoltre comparire disturbi psico-somatici, attacchi di ansia e/o di panico, pensieri suicidi come unica via d’uscita. Nel caso in cui la vittima abbia un lavoro è frequente il licenziamento dovuto a lunghe assenze per malattia causate dall’incapacità lavorativa per impedimenti psichici. Per quanto concerne le conseguenze visibili possiamo parlare di lividi, contusioni, abrasioni, gonfiori e sanguinamento del cuoio cappelluto per trascinamenti a terra o strappi di capelli.

Se la violenza avviene in presenza di minore le conseguenze si protraggono nel corso degli anni, determinando difficoltà relazionali e comportamentali più o meno gravi. La gravità deriva dall’età del minore, dalla tipologia di violenza assistita o diretta e da quanto tempo ne è succube. Il bambino non ha la possibilità di scegliere o rifiutare quello che succede  in famiglia e per sopravvivenza si adatta e si sottomette a quello che gli viene offerto sia esso positivo che negativo. Anche il bambino, come l’adulto, spesso si attribuisce la colpa di quello che succede e l’essere esposto continuamente a preoccupazioni, ansie, forti stress, paure, confusione ed impotenza può comportare disturbi patologici di rilievo. E’ comune che maturi anche precocemente, atteggiamenti compiacenti gravi verso l’abusante. Questi bambini sono esposti a depressioni che a volte incorrono ad istinti suicidari, relazioni violente captate come atteggiamenti normali, rabbia, difficoltà scolastiche e di apprendimento, disturbi alimentari, del sonno, disturbi psicosomatici e organici, e a moltissime altre manifestazioni devianti che minano il corretto sviluppo evolutivo.

In che modo possono intervenire i comuni cittadini, i vicini di casa, che sono testimoni di questi episodi di violenza?

Tutti coloro che sono testimoni di violenze devono assolutamente intervenire! Questo è un gesto fondamentale e come tale va compiuto. Se avete amiche, conoscenti, se assistite o se vi vengono raccontati episodi di violenza non fate finta di nulla. Se non sapete a chi rivolgervi e cosa fare, se non volete essere coinvolte potete fare una telefonata anonima. C’è un numero telefonico, il 1522 che è stato attivato appositamente per queste situazioni. Un consiglio diretto ai vicini di casa, che sanno meglio di chiunque, cosa succede negli appartamenti limitrofi a che per non “impicciarsi” non si attivano per chissà quale timore. Chiamate il 112. Il silenzio, questo silenzio, è allo stesso modo una violenza. Forse quella persona non ha la forza di reagire. Forse quella persona non ha nessuno con cui parlare. Forse quella persona è prigioniera di se stessa e del suo amore. Aiutiamo chi è in trappola. Tutti abbiamo diritto di vivere liberi la nostra vita.

Quali sono le caratteristiche psico-culturali più diffuse tra coloro che compiono violenze domestiche?

I violenti a differenza di quello che si pensava fino a poco tempo fa non appartengono solo ad una fascia culturalmente medio bassa. Spesso sono diplomati, laureati ed appartengono a famiglie denarose

Nel ringraziare la signora Babetto, spero di aver contribuito a chiarire, ai nostri lettori, le dinamiche fondamentali di questo fenomeno e soprattutto di aver  fornito qualche elemento di riflessione per aiutare le vittime e nel contempo per debellare questo fenomeno.

Per la Neodemocrazia sociale                    Domenico   Cammarano

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