Quegli Italiani in prima pagina che non sai capire.

 

Una vedova ottantenne, ex segretaria, ruba pane, biscotti, carne e una bottiglia di limoncello in un supermercato di Genova. Valore totale della “refurtiva”: circa 20 euro.

La vedova, in evidente stato di indigenza, è stata denunciata, processata e condannata a due mesi e venti giorni di carcere. Accusa: furto aggravato.

Inutile la difesa dell’avvocato della donna, il quale ha ovviamente parlato di palese stato di necessità. Niente da fare.
La motivazione del giudice è risibile: la signora ha rubato non per necessità o per indigenza e questo perché oltre alla carne c’erano dei dolci. Dunque è dimostrato come per la giustizia italiana i dolci sono beni di lusso…i soldi pubblici sono beni di consumo.

Non meno frequenti sono i casi di suicidio per motivi economici: secondo un  rapporto relativo al fenomeno, ben 32 persone si sono tolte la propria vita nel primo trimestre del 2013. In quasi tutti i casi di suicidio, la “precaria” situazione finanziaria o la perdita del posto di lavoro sono state segnalate come motivazione primaria che hanno spinto le vittime al suicidio.  Morale: tra il primo e i casi successivi, il legame forte è dato dall’indigenza che colpisce tanti Italiani e l’incapacità dello “Stato sociale” di comprendere o di prevenire il dramma.

E’ lecito  supporre che tra le istituzioni e i cittadini vi sia una frattura, un’incomunicabilità oppure è possibile anche ipotizzare che sia in atto anche una deriva di qualunquismo, di pressapochismo, di relativismo morale che va a nozze con una sensibilità sempre più orientata ad affermare il proprio “ego”  al di sopra di ogni valore di solidarietà o almeno di “attenzione” condivisa verso i bisogni degli altri, anche quando sono nostri familiari?

La crisi delle istituzioni politiche, dei partiti e della società, non potrebbe essere la conseguenza di quella crisi dei valori di fondo  che hanno retto le famiglie e la nostra società anche nei momenti più difficili della nostra storia del Novecento? Insomma la violenza sui bambini e sulle donne, proprio in aumento negli ultimi anni, oltre alle forme di criminalità “classica” che non ci abbandonano mai, non ci suggerisce proprio nulla?

E quell’immagine di una donna morta sulla spiaggia, coperta da un telo mentre gli sguardi dei bagnanti, lì vicino sono rivolti altrove e ancor peggio, amoreggiano e giocano con i racchettoni, dico: ma quale esempio di eticità, di valori umani, di sensibilità umana è questa? Forse non siamo presi troppo dai nostri problemi personalissimi, dai nostri bisogni spesso, troppo spesso, indotti e innaturali, che addirittura ci fanno dimenticare il bimbo in auto o, per generalizzare, gli elementari doveri verso il nostro prossimo con il quale sopravviviamo? 

Ma gli obiettivi della crescita sono solo un problema quantitativo, legati alla maggiore disponibilità di beni materiali, o dovremmo cominciare a pensare soprattutto ad una crescita qualitativa del nostro sistema di vita, delle nostre relazioni naturali, sociali e culturali? 

Per la Neodemocrazia  sociale.                              Domenico  Cammarano

5 pensieri su “Quegli Italiani in prima pagina che non sai capire.

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