Il referendum del 17 aprile…democraticamente va votato!

 

Domenica 17 aprile dalle 7.00 alle 23.00 tutti i cittadini maggiorenni potranno esprimere il loro parere votando sul  quesito referendario  relativo alle estrazioni di idrocarburi distanti 12 miglia  dalle coste. Il quesito voluto dai proponenti , dopo i primi 12 anni, vorrebbe impedire il rinnovo della concessione fino all’esaurimento delle risorse, che, invece, consente l’attuale normativa  dello Stato italiano.

Francamente sembrano valide le ragioni per il Si che essenzialmente vorrebbero preservare l’ambiente , soprattutto quello marino e costiero, fonte essenziale dell’economia legata al turismo in Italia. Ugualmente  ragionevoli sembrano anche le costatazioni del comitato del No, che evidenziano l’impercettibile impatto ambientale legato alle trivellazioni, citando la costa adriatica nei pressi di Ravenna e di Rimini, dove il presunto inquinamento non comporta danni tangibili all’ambiente e neppure  all’economia legata al turismo. Contemporaneamente si fa notare che le nostre risorse energetiche, dipendendo per circa il 90% dall’estero, provocano notevoli disavanzi all’economia nazionale, che  potrebbe trovare qualche beneficio sfruttando le nostre risorse naturali.

Valutando tutte le tesi opposte, emerge che il quesito referendario è posto male e rappresenta , come spesso capita in queste  situazioni, solo un banco di prova per le forze politiche che governano o che si trovano all’opposizione. Ma da questo , ad invitare a non votare, ce ne passa ! Solo dal signor Renzi e dal suo governo, non eletti da nessun Italiano, che hanno usufruito dei voti acquisiti in parte da Bersani ed altri da un centro-destra , certamente votato per altri fini e obiettivi , ma non per fare la stampella al centro-sinistra,,  ebbene  solo da questi “figuri” poteva sorgere l’invito a disertare le urna  e a non votare !!!

Un vero quesito  referendario o meglio ancora  una seria riforma,  avrebbe dovuto proporre un cambiamento di indirizzo energetico, perché non utilizzare le nostre fonti preoccupati per l’ambiente, ma poi andare ad acquistare lo stesso petrolio in altri continenti, sembra proprio una nuova forma di masochismo economico, che favorisce solo i petrolieri  e la finanza internazionale, ma certamente non preserva l’ambiente di altri luoghi del globo terrestre, né tanto meno la nostra debole economia, sempre in bolletta con l’estero, proprio per l’acquisto di quelle fonti di energia, che tanto amiamo  e tanto siamo disposti ad indebitarci, per un progresso non compatibile con l’ambiente e la vita delle future generazioni.Quindi la logica e il buon senso imporrebbero per primo a cambiar rotta e a puntare massicciamente  sulle fonti energetiche rinnovabili, successivamente si potrebbe anche dissertare se sia più conveniente sfruttare le  risorse degli idrocarburi italiani e  europei o africani e asiatici!!!! Quindi scegliamo domenica 17 di votare comunque, almeno per dare una lezioncina al pessimo Renzi con la sua combriccola  e all’emerito presidente della repubblica, che dopo le ultime esternazioni, mi sembra poco emerito e poco garante di quella Costituzione  che per quasi dieci anni sembrava dovesse garantire  e che invece ha dimostrato anche  a novant’anni  di interpretare parecchio a modo suo.(Art. 48.Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico….)

Per l’Attuazione della Neodemocrazia Sociale        Domenico  Cammarano

Si inizia con Expo 2015: ecco apparire i soliti idioti!

 

 

Oggi  1 maggio 2015, giornata dedicata ai lavoratoti e quindi giorno di festa, ma anche apertura a Milano dell’Expo 2015, che concluderà la sua manifestazione  il 31 ottobre 2015. Come da copione le prime “congreghe” di idioti hanno fatto sentire i loro “ragli” inondando Milano di manifestazioni violenti ieri e oggi,  incendiando auto e sfasciando vetrine di negozi; tutto questo per dimostrare il loro dissenso che in pratica è sistematico  come ogni “bastian contrario” !

Expo 2015, corteo No Expo a Milano. Vetrine spaccate, idranti e lacrimogeni della polizia

Certamente non possiamo dimenticare le inchieste del 2014 della magistratura italiana, sulle speculazioni  legate ad imprenditori e politici nella fase della realizzazione del progetto Expo, ma questo non può mai giustificare interventi  che hanno l’unica finalità di mostrare tutta la frustrazione  di balordi che “campano” esprimendo i loro “no” ad ogni evento. Ma vediamo da vicino quali temi saranno affrontati in questi sei mesi d’incontro tra centinaia di nazioni a Milano.

Il tema scelto per l’Esposizione Universale di Milano 2015 è “Nutrire il pianeta, energia per la vita. Saranno chiamate in causa le tecnologie, l’innovazione, la cultura, le tradizioni e la creatività legati al settore dell’alimentazione e del cibo. L’asse principale è il diritto ad una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutti gli abitanti della Terra. La preoccupazione per la qualità del cibo in un mondo sempre più popolato (si calcola che nel 2050 gli abitanti della Terra saranno 9 miliardi) si accompagna a scenari di un aumento dei rischi per la quantità globale dei cibi disponibili.

 
Expo Milano 2015
Italia Milano
Nutrire il pianeta, energia per la vita
Logo
Esposizione registrata
Periodo dal 1º maggio
al 31 ottobre
Partecipanti 137 Paesi
(20) regioni/città
13 organizzazioni
25 aziende
Visitatori (20) milioni
Area 110 ha
Aggiudicazione 31 marzo 2008
Registrazione 23 novembre 2010

Alcuni dei temi principali che ruoteranno attorno alla Expo sono:

  • rafforzare la qualità e la sicurezza dell’alimentazione, cioè la sicurezza di avere cibo a sufficienza per vivere e la certezza di consumare cibo sano e acqua potabile;
  • assicurare un’alimentazione sana e di qualità a tutti gli esseri umani per eliminare famesetemortalità infantile e malnutrizione;
  • prevenire le nuove grandi malattie sociali della nostra epoca, dall’obesità alle patologie cardiovascolari, dai tumori alle epidemie più diffuse, valorizzando le pratiche che permettono la soluzione di queste malattie;
  • innovare con la ricerca, la tecnologia e l’impresa l’intera filiera alimentare, per migliorare le caratteristiche nutritive dei prodotti , la loro conservazione e distribuzione;
  • educare a una corretta alimentazione per favorire nuovi stili di vita, in particolare per i bambini, gli adolescenti, i diversamente abili e gli anziani;
  • valorizzare la conoscenza delle “tradizioni alimentari” come elementi culturali ed etnici.
  • preservare la bio-diversità, rispettare l’ambiente in quanto eco-sistema dell’agricoltura, tutelare la qualità e la sicurezza del cibo, educare alla nutrizione per la salute e ilbenessere della persona;
  • individuare strumenti migliori di controllo e di innovazione, a partire dalle biotecnologie che non rappresentano una minaccia per l’ambiente e la salute, per garantire la disponibilità di cibo nutriente e sano e di acqua potabile e per l’irrigazione;
  • assicurare nuove fonti alimentari nelle aree del mondo dove l’agricoltura non è sviluppata o è minacciata dalla desertificazione dei terreni e delle foreste, delle siccità e dalle carestie, dall’impoverimento ittico dei fiumi e dei mari.

Non credo che siano temi che non necessitano di approfondimenti e di confronti tra popoli diversi, fermo restante che in diversi ci speculeranno, ma anche l’Italia ci guadagnerà in termini di lavoro, di turismo e magari anche di rilancio dell’azienda Italia con i suoi marchi d’eccellenza , che proprio nel settore alimentare è conosciutissima nel mondo e tanto imitata maldestramente.

Se mai potrebbe essere l’occasione , ma con un governo diverso,  per  sostenere  la tanto emarginata ricerca, che va a discapito soprattutto dei giovani, stimolando le innovazioni nel settore delle energie rinnovabili , nel campo medico e alimentare. Eventi come questi potrebbero, più delle  balorde riforme renziane,  rilanciare l’azienda italiana, ripartendo da un nuovo concetto di progresso compatibile con l’ambiente e il futuro delle prossime generazioni, prendendosi “cura” della natura, affermando un nuovo concetto di progresso fondato  sulla qualità della vita per noi occidentali e per tutti i nuovi ricchi asiatici e , nel contempo, puntando su  un’equa ridistribuzione delle risorse , anche alimentari per tutto i popoli del mondo.

Per l’Attuazione della Neodemocrazia sociale             Domenico   Cammarano

La giornata della terra: come salvare il nostro futuro

 

La Giornata della Terra, è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Le nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile.

Come tutto ciò che fa spettacolo, notizia e rientra nel celebrativo, come tutte le giornate dedicate a qualcosa o  qualche  ”ricordo” particolare , hanno una vita breve: 24 ore! Molti discorsi significativi, tanti buoni propositi e progetti interessanti ; ma poi il giorno dopo nessuno è disposto a cambiare le proprie abitudini , a rinunciare a qualcosa per salvare l’ambiente. Insomma le comodità , il mito del progresso consumistico prevalgono sui buoni sentimenti e sulle logiche conclusioni di chi ci ricorda che stiamo desertificando e sterilizzando il nostro pianeta.

La società consumistica del Ventesimo e Ventunesimo secolo, hanno ereditato dall’Ottocento le meraviglie della rivoluzione industriale e con essa il modello standard della città inquinata dalle ciminiere delle fabbriche; lo smog silenziosamente spegne la vita di tutti noi e si riprende ciò che per strade perverse abbiamo sognato da secoli: una longevità centenaria in buona salute.

Il criterio di sviluppo che sottende questa nostra civiltà dell’inquinamento è essenzialmente perversa perché per offrirci una moltitudine di “beni artificiali”, per lo più inutili o dannosi, ci priva del bene essenziale : la salute del nostro ambiente, l’aria e l’acqua incontaminate e la terra pulita e priva di scorie e sostanze tossiche ( esempio emblematico “la terra dei fuochi” )! 

L’alternativa è uno sviluppo compatibile con l’ambiente o per dirla con il linguaggio di tanti ambientalisti, è la decrescita dal punto di vista della quantità dei beni materiali che sfruttiamo a danno dell’ambiente, per puntare ad una crescita qualitativa della nostra vita in sintonia con il nostro pianeta .

Per passare dalle belle dichiarazione ai fatti, bisogna  iniziare a consumare meno petrolio e fonti energetiche inquinanti e puntare massicciamente sulle fonti rinnovabili come l’eolico e il solare, da produrre su ogni edificio pubblico e privato, per poi passare ai motori elettrici e intensificare mezzi di trasporto su ferro e sull’acqua con propulsori almeno ibridi. Bisogna imparare a riciclare le tonnellate di rifiuti che produciamo ogni giorno in ogni centro abitato, per riutilizzare materie prime e creare fonti energetiche con i rifiuti, piuttosto che spendere milioni di euro solo per trasferirli in siti lontani . 

Una Terra più pulita  e meno inquinata e  vivibile anche per le future generazioni è possibile, ma richiede  scelte di vita e soprattutto politiche che possono solo partire dai singoli cittadini, dalle singole comunità per poterle, poi,  imporre alle grandi lobby finanziarie, perché quest’ultime che adorano solo il dio denaro, non si fermeranno neppure quando vedranno morire i loro cari, seppur hanno ancora di questi sentimenti!

 Per l’Attuazione della Neodemocrazia Sociale.                     Domenico Cammarano
 

Un nuovo modo di essere al mondo ( di Elena Babetto )

 

Differentemente da ciò che si credeva, gli studi sui neuroni specchio hanno confermato che l’uomo nasce con una predisposizione genetica alla compassione, alla collaborazione, all’empatia ed è il contesto in cui viviamo che permette o meno lo sviluppo a questa predisposizione. 

La civiltà umana è la più giovane del pianeta Terra tuttavia consumiamo il 20% della fotosintesi . Questo significa che stiamo divorando il pianeta ed il cambiamento climatico che sta mettendo a rischio la nostra esistenza è la conseguenza all’aver adottato un’economia alimentata dai combustibili fossili.
L’umanità è giunta ad un bivio decisivo. Stiamo rischiando l’estinzione. Se non iniziamo ad invertire il senso di marcia non rimarrà più nulla. Non è disfattismo ma una razionale analisi di quello che è stato e di quello che è oggi. La globalizzazione è una sfida interiore che ci costringe personalmente a vedere i problemi del terzo mondo o delle centrali atomiche russe come nostri perché facciamo tutti parte della stessa specie: la specie umana. E’ inutile. Anni di civiltà bellica e di sfruttamento ci hanno insegnato che la lotta al dominio del mondo non avrà alcun vincitore ultimo. Dobbiamo immaginare un nuovo modo di essere al mondo, una evoluzione da civiltà insostenibile a civiltà sostenibile. Stiamo vivendo un passaggio antropologico importante e sarà, come quelli passati, lungo, difficile e decisivo. 
Del resto ad oggi, tutto è diventato insostenibile: gli orari di lavoro, la vita quotidiana, l’inquinamento atmosferico, il carico di informazioni telematiche che assomiglia più ad un bombardamento mentale che ad un piacere di conoscere.
A questo punto, la nostra non è più una scelta ma una pressione. Dobbiamo adottare un nuova visione della vita non solo planetaria ma anche personale, per evitare questo cammino ad una consapevole estinzione.
Ci sarà una terza rivoluzione industriale? La risposta non è facoltativa. E’ assolutamente necessario che ci sia e saranno i giovani a darle vita e spazio. Questa rivoluzione vedrà nei suoi pilastri le energie rinnovali, l’idea di trasformare ogni singolo edificio in una piccola centrale elettrica in grado di raccogliere le energie e di immagazzinarle in celle a idrogeno, la distribuzione delle energie in una rete che ricalca il modello di internet. Non è fantascienza ma l’unica via di fuga per far sì che tutto ciò che ci circonda sia basato sulla relazione, sulla comprensione dei bisogni e sulla condivisione nella vita individuale, in quella sociale, nel lavoro e verso il nostro caro e vecchio pianeta. Un modello di vita non più gerarchizzato ma orizzontale. Ne saremo capaci?

Dall’intevista all’economo americano Jeremy Rifkin

 
Pubblicato da sul blog ( Evoluzione di una donna)

Disoccupazione e soluzioni del problema: Neodemocrazia sociale apre il suo primo forum on line.

 

Leggiamo dalle agenzie d’informazione più quotate che in Italia ci sono tre milioni di disoccupati  (il 16% del totale); di questi  i giovani in cerca di lavoro  sono 647.000. Sono cifre ragguardevoli, di fronte alle quali ogni governo dovrebbe porre in essere uno sforzo innovativo, per garantire a tutti quel primo articolo della costituzione italiana, che vuole l’Italia fondata sul lavoro e non sulla disoccupazione.

In considerazione delle politiche fallimentari degli ultimi governi sul problema del lavoro, noi di Neodemocrazia sociale, pensiamo che sia giunto il momento che l’iniziativa popolare e il senso civico della maggioranza degli Italiani debbano incoraggiare, sostenere o sostituire i nostri mediocri governanti per far sentire dal basso, cioè da quel popolo sovrano, solo sulla carta, quali possono essere le concrete iniziative per superare questa crisi, confrontando idee e proposte.

Ufficialmente  apriamo un Forum, un Comitato di liberi cittadini,uniti dalla rete per verificare se effettivamente esistono idee concrete e realizzabili in alternativa a quelle dei partiti, per risolvere il problema della disoccupazione.

Le nostre proposte sono in parte già presenti nel blog di “Neodemocraziasociale.altervista.org”, ma riteniamo opportuno ribadirle in questa occasione, in attesa di commenti, critiche e suggerimenti vari da sottoporre  a chi può prendere, ad oggi, i provvedimenti più adeguati in tutte le istituzioni locali e centrali.

Punto primo: Siamo contrari per principio ad elargizioni da parte dello Stato, sotto qualsiasi forma,  denominati variamente “Redditi di cittadinanza”, “Presalari”, “Assegni di disoccupazioni” o altre forme di sostegno, che presuppongono assegni senza lavoro.Solo per invalidi accertati, anziani senza redditi e bambini senza genitori o affidati a genitori separati, con limitate possibilità economiche; lo Stato deve intervenire economicamente in virtù del principio dello Stato-sociale affermato dalla nostra Costituzione e dal principio cristiano della solidarietà.

Punto secondo: La solidarietà sociale può anche imporre che per legge lo straordinario sia abolito e tutto il lavoro eccedente sia accumulato per creare nuovi posti di lavoro tra i disoccupati di ogni amministrazione pubblica e privata. Parimenti è possibile ridurre la settimana lavorativa di una o due ore , con la relativa paga, a chi possiede doppio reddito familiare o per categorie particolarmente benestanti , per creare altri posti di lavoro anche di due o tre giorni settimanali, cioè con metà dell’orario di lavoro e naturalmente con relativo salario. Il principio che sottende questa proposta è quello che tutti devono lavorare, anche se per pochi giorni mensili e usufruire della meritata paga, senza nessuna elargizione gratuita da parte dello Stato.

Punto terzo:Abolire  la riforma sulle pensioni e riportare il limite massimo a 40 anni di contributi, per favorire il ricambio generazionale e creare reali presupposti per iniziare a lavorare prima dei 30 anni; altrimenti avremmo una società dove gli anziani devono lavorare fino a settant’anni per mantenere i giovani costretti ad andare a spasso.

Punto quarto  FONDAMENTALE : Per noi di “Neodemocrazia sociale” la svolta essenziale per creare lavoro in Italia  è rappresentato dalla creazione di posti di lavoro conseguenziali ad una migliore funzionalità dei tre settori fondamentali della nostra economia.  Non vogliamo riproporre la creazione di posti fittizi di lavoro per alimentare clientele politiche, come facevano i partiti di governo della prima repubblica e come fanno ancora  oggi in alcune regioni d’Italia, ma lavoro che crea ricchezza e benessere generale. E allora? Sostenere le aziende ancora vive in Italia. abbassando il costo del lavoro seguendo l’esempio delle più progredite nazioni europee, come la Svizzera, e pagare i crediti che vantano. Rilanciare l’artigianato , creando opportune scuole di formazione qualificate e gratuite per i disoccupati di ogni età. Questo rilancio dovrebbe puntare non solo sulle forme di artigianato tradizionale, ma anche su quello legato al recupero delle nuove tecnologie, che spesso, pochi mesi dopo la scadenza della garanzia, vanno ad incrementare le nostre discariche.

Sostenere il settore automobilistico con la ricerca,la progettazione e la produzione di auto elettriche e ibride, peraltro già realizzate all’Università di Torino e nel Veneto. Dobbiamo favorire e sostenere la ricerca a tutti i livelli, soprattutto nel settore energetico, per abbattere i costi relativi all’acquisto del petrolio all’estero e all’inverso per produrre fonti energetiche alternative a quelle tradizionali che ci farebbero risparmiare e creerebbero senz’altro nuovi posti di lavoro dalla progettazione, alla produzione, all’installazione e alla manutenzione.

In sintesi le nuove tecnologie potrebbero ridurre il fabbisogno dalle fonti energetiche tradizionali e di converso crearne di nuove, rinnovabili e con costi inferiori rispetto a quelle classiche, anche dal punto di vista ambientale. E ancora  educare i consumatori a privilegiare i prodotti dell’agricoltura e dell’industria a chilometro zero, cioè del nostro territorio, per dar lavoro ai nostri concittadini e per usufruire  sicuramente  di una qualità migliore: in altri termini dalla politica legata alla globalizzazione a quella legata al territorio e alle sue naturali e tradizionali risorse. E chi più ne ha più ne metta a disposizione della pubblica riflessione e discussione.

(P.S. Inviare commenti, suggerimenti e proposte all’indirizzo e-mail: mimmocammarano58@gmail.com, oppure alla pagina di facebook di Domenico Cammarano ).

Per la Neodemocrazia sociale e integrale.                       Domenico Cammarano

Inquinamento ed economia in Italia: nuove prospettive.

 

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Un problema cronico dell’Italia e non solo, riguarda l’inquinamento dell’atmosfera, delle acque e del suolo, che sicuramente può essere correlato con il grave problema economico e della disoccupazione che hanno raggiunto livelli veramente tragici. Penso, inoltre che i tre problemi non possono essere risolti separatamente, ma presentano sicuramente una chiave di soluzione convergente. Riguardo all’inquinamento , proprio in questi giorni apprendiamo che secondo uno studio effettuato da un equipe di ricercatori europei, l’Italia sarebbe il paese più inquinato del vecchio continente. L’allarmante notizia è apparsa in questi giorni, sulle pagine del ”Lancet Oncology”. La ricerca è stata eseguita da un team di studiosi internazionale a cui ha preso parte anche un gruppo di ricerca dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Secondo i dati, per ogni incremento di 10 microgrammi di Pm 10 per metro cubo presenti nell’aria, il rischio di ammalarsi tumore al polmone aumenta di circa il 22%. Tale percentuale sale al 51% per una particolare tipologia di tumore, l’adenocarcinoma, un genere di tumore che si sviluppa, non a caso, tra tanti non fumatori. 

E’ universalmente noto che la causa principale dell’inquinamento atmosferico, particolarmente critico nelle città e soprattutto nelle metropoli, è la combustione prodotta dagli autoveicoli e dalle industrie in modo particolare. La soluzione energetica circoscritta alle fonti tradizionali del carbone fossile e del petrolio è sicuramente inadeguata e destinata entro questo secolo a ridimensionarsi. Dovrebbe essere un bisogno naturale,  per tutti quegli Stati che oltretutto ne sono sprovvisti,  di invertire la tendenza e moltiplicare gli sforzi per  limitare la dipendenza dai produttori di petrolio e investire, invece, sulle fonti rinnovabili d’energia e su quei meccanismi che a parità di resa necessitano di minor consumo di prodotti petroliferi.

Da qui la nostra ripetuta proposta di creare anche in Italia una politica seria per la produzione delle fonti d’energia rinnovabile  come l’eolico, il solare, il geotermico, l’idroelettrico ( laddove è ancora possibile) e quello legato alla produzione dei rifiuti solidi urbani e di tutti i cicli di produzione agricola e industriale, che comunque dobbiamo smaltire e tanto vale ricavarne, almeno, un ulteriore vantaggio, seppur in parte altrettanto inquinante.

Dovremmo intervenire soprattutto sulla combustione dei motori degli autoveicoli: sappiamo di una  sperimentazione avvenuta nell’università di Torino, se non erro anche in collaborazione con la Fiat, dove è stato sperimentato un prototipo ibrido di autovettura, che consuma  solo 2 litri di carburante per 100 chilometri. Nei giorni scorsi abbiamo saputo di un’altra sperimentazione che ha visto protagonisti alcuni artigiani veneti e poli di ricerca universitari, che hanno realizzato un “kit” per convertire le vetture alimentate con combustibili tradizionali (benzina, gasolio) in auto elettriche.  L’obiettivo è quello di convertire un buon numero di automobili usate di proprietà delle amministrazioni comunali in auto elettriche.   Per Confartigianato, l’iniziativa permetterà innanzitutto a chi non può permettersi l’acquisto di un’auto elettrica nuova, di poterne avere una convertendo, a costi contenuti, la propria vettura ad alimentazione tradizionale. In secondo luogo, il progetto mira a rivitalizzare il settore del’artigianato locale costituito da tanti meccanici e elettricisti che stanno provando sulla loro pelle i danni dell’attuale dissesto economico nazionale e globale. Naturalmente con un adeguato sostegno statale o privato, il progetto potrebbe far nascere un nuovo polo  industriale italiano, che porterebbe sicuramente un sollievo alla piaga della disoccupazione in ogni regione. 

Ugualmente potrebbe ridimensionarsi il problema della disoccupazione, diffondendo  mini e maxi impianti di energia  rinnovabile su ogni edificio pubblico e privato, favorendo così un’industria rigorosamente italiana, occupata da tecnici e progettisti italiani, che insieme a tutto l’indotto  legato necessariamente al trasporto, all’installazione e alla manutenzione di questi impianti, favorirebbe anche la lotta contro l’inquinamento, altro problema segnalato all’inizio del nostro intervento. 

Queste  ci sembrano le vere scommesse  per l’immediato futuro che dovrebbe sostenere il nostro governo, per la salvaguardia dell’ambiente, diminuendo concretamente le cause inquinanti e nel contempo per creare una valida alternativa nel campo dell’economia, limitando l’acquisto delle fonti energetiche tradizionali e dall’altro rinnovando un nostro mercato produttivo nel campo energia pulita  e delle auto ibride ed elettriche.

Vogliamo far sentire ai nostri politici anche le nostre proposte e spingerli a lavorare sulle nostre indicazioni e prospettive? Dipende anche da noi quanto sappiamo alzare la voce e pretendere di essere ascoltati, piuttosto che sentire solo le loro sceneggiate, spesso volgari e da popoli sottosviluppati.  Organizzarsi in Comitati permanenti di proposte politiche è il primo passo verso la soluzione di tanti nostri problemi sociali.

Per la Neodemocrazia sociale ed integrale.                 Domenico Cammarano

Don Puglisi e don Gallo: due modi d’essere nella Chiesa.

 

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Stamattina è stata celebrata la messa per la beatificazione di don Pino Puglisi il sacerdote del quartiere Brancaccio di Palermo, assassinato venti anni fa  perché cercava di sottrarre i giovani dalla piovra della mafia che dilania la nostra società.

Don Pino Puglisi, all’età di cinquant’anni   ricevette l’incarico di parroco nella chiesa di San Gaetano. Don Puglisi si trovò davanti una realtà  di degrado sociale in cui la mafia agiva da padrona.  Ricordiamo, ancora con emozione, l’invettiva contro la mafia del beato papa GiovanniPaolo II,  durante la sua visita in Sicilia. Don Pino Puglisi da autentico sacerdote, decise di dedicarsi al recupero dei  giovani, soprattutto bambini e adolescenti che non frequentavano la scuola ed erano impiegati nella manovalanza di Cosa Nostra. Don Pino, sostenuto  da poche persone di buona volontà , diede  vita al Centro Padre Nostro. La sua parola ferma, la sua denuncia coraggiosa, il suo lavoro di formazione delle coscienze, sostenuto da una vita povera e trasparente, diedero fastidio ai mafiosi che decisero la sua eliminazione. Il 15 settembre 1993, giorno del suo compleanno, don Puglisi fu  freddato con un colpo alla nuca dal killer della mafia Spatuzza, che in seguito, dal carcere affermerà di essersi pentito e convertito grazie al prete assassinato che gli sorrise anche nell’ultimo istante della sua vita.

C’è poco da dire: è il modello di sacerdote che troppo spesso manca nei nostri quartieri, nella nostre chiese, alle nostre porte di casa.

Nella stessa giornata a Genova si sono celebrati i funerali di don Andrea Gallo, decisamente un prete di stile diverso, rispetto a don Puglisi, se non altro per le contrapposizioni che da decenni l’hanno visto in conflittualità con le gerarchie ecclesiastiche e in modo particolare quando nel 1970 il cardinale Siri gli tolse la parrocchia del Carmine  perché appariva troppo politicizzato.

Nella parrocchia  don Andrea fece scelte di campo con gli emarginati. La parrocchia diventò un punto di aggregazione di giovani e adulti di ogni parte della città, in cerca di amicizia e solidarietà con i più poveri e con gli emarginati, che al Carmine trovavano un punto di ascolto.

Secondo la “Comunità di San Benedetto al porto” fondata  da don Gallo, l’episodio che provocò il suo trasferimento fu un incidente verificatosi nell’estate del 1970  quando in un omelia, dopo la scoperta di una fumeria di hashish a Genova, prendendo spunto dal fatto, il sacerdote affermò che rimanevano diffuse altre droghe, per esempio quelle del linguaggio, grazie alle quali un ragazzo può diventare “inadatto agli studi” se figlio di povera gente, oppure un bombardamento di popolazioni inermi, può diventare “azione a difesa della libertà”. Don Andrea fu accusato di essere comunista; e questo sarebbe stato il motivo per cui la curia decise il suo allontanamento.

Qualche tempo dopo venne accolto dal parroco di San Benedetto al Porto, don Federico Rebora, e insieme a un piccolo gruppo diede vita alla sua comunità di base, la Comunità di San Benedetto al Porto. Da allora si impegnò sempre di più per la pace e il recupero degli emarginati, chiedendo anche la legalizzazione delle droghe leggere: nel 2006 si fece multare, compiendo una disobbedienza civile, fumando uno spinello a Palazzo Tursi, sede del comune di Genova per protestare contro la legge sulle droghe. Era un grande amico di Vasco Rossi e di Piero Pelù, impegnati anch’essi per la legalizzazione delle droghe leggere.

Sin dal 2006 sostenne attivamente il movimento No Dal Molin di Vicenza che si opponeva alla costruzione di una nuova base militare Usa nella città veneta. Il 27 giugno 2009  partecipò al Genova Pride 2009, lamentando le incertezze della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali. Don Gallo presentò anche il primo calendario Trans della storia italiana, con le trans storiche del Ghetto di Genova.

Francamente, ritengo, come ho già espresso in un precedente articolo sulla Chiesa di Papa Francesco che non decolla, che i veri cattolici  devono aprire le porte della Chiesa e uscire nella società per rinnovare l’evangelizzazione, per trasferire i valori cristiani nell’ economia e nella politica; ma certi impegni sulla liberalizzazione delle droghe leggere o sui calendari dei trans, mi sembrano quanto meno fuori posto e decisamente poco confacenti al ruolo di un sacerdote cattolico.

 Piuttosto chi sente proprio la necessità di confrontarsi su queste ed altre tematiche squisitamente di partito, anche da cattolico può farlo tranquillamente, ma senza confondere l’identità  di attivista di partito con quella di sacerdote cattolico. Naturalmente vanno sempre lodate  tutte le iniziative a favore degli emarginati e dei poveri, distinguendo nel contempo, l’azione concreta a sostegno di quest’ultimi con tentativi di rimodellare il cristianesimo, come dottrina, con mode e esigenze sociologiche che creano più confusioni di principi e di finalità.

Decisamente, rispetto alle tante eminenze grigie  e cattolici da salotto, l’impegno di don Gallo, rimane pur sempre costruttivo, ma senza dubbio il modello del beato don Pino Puglisi, resta l’esempio che la Chiesa dei nostri giorni deve imitare e proporre a tutti coloro che desiderano un  reale cambiamento della nostra società in termini di crescita della persona umana, al di sopra dei valori del consumismo di massa e dell’essere piuttosto che del’apparire.

Per la Neodemocrazia sociale.                                   Domenico Cammarano

Per una politica energetica e del lavoro al di là delle chiacchiere.

 

La politica energetica che l’Italia deve intraprendere per salvaguardare sia la nostra economia con il relativo debito pubblico e sia l’ambiente naturale, non può prescindere dalla realizzazione di una progressiva svolta verso le fonti alternative e rinnovabili  di produzione di energia. Questa nuova prospettiva,  comporterebbe la realizzazione di decine di migliaia di posti di lavoro e quindi favorirebbe anche l’abbassamento delle percentuali patologiche di  disoccupazione in Italia. Vediamo come può essere realizzata.

In primo luogo deve essere incrementato e generalizzato il fotovoltaico, l’eolico e l’energia prodotta dalla combustione di biomasse, presenti in tutti i cicli di produzione industriali, agricoli e nei rifiuti urbani, che  nel loro insieme   possono ridurre di un terzo la dipendenza dal petrolio e da tutte le fonti energetiche derivate dai prodotti fossili, che acquistiamo all’estero aggravando il nostro bilancio economico.

Le attuali conoscenze scientifiche forniscono all’uomo, per la prima volta, i mezzi e le conoscenze tecnologiche necessarie per progettare e costruire edifici autosufficienti che non dipendono da fonti energetiche esterne (l’Italia importa secondo Eurostat , l’81% del suo fabbisogno dall’estero). Le nostre città possono diventare produttori e non importatori di energia.

Di queste tematiche e di molto altro ancora, se ne sta parlando in questi giorni a Milano durante la manifestazione “Innovation Cloud” il salone delle energie rinnovabili a Fiera Milano. Sulle basi del “Nextbuilding” il nuovo criterio di riferimento dell’Ue per l’edilizia e l’architettura sostenibile, entro la fine del 2020, ma già dalla fine del 2018 per quelli pubblici o ad uso pubblico, ogni nuova costruzione in Europa dovrà essere a energia quasi zero.

In particolar modo l’Italia, sulla scorta dei regolamenti dell’UE, dovrebbe aumentare i dazi sui pannelli solari prodotti in Cina, dal 35 al 67% dal valore dei beni importati, per rendere più competitivi le nostre industrie del settore, che potrebbero utilizzare anche le nuove tecnologie sperimentate in Australia, dove alcuni ricercatori  del Centro di eccellenza nel fotovoltaico dell’Università del Nuovo Galles del sud, hanno conseguito lodevoli risultati nell’efficienza dei pannelli solari, soprattutto per quanto concerne i costi di realizzazione degli stessi.

La novità consiste nell’utilizzo di atomi di idrogeno per ovviare ai difetti delle celle di silicio usate nei pannelli solari. Pertanto dal silicone di scarsa qualità, si riescono a produrre gli stessi rendimenti dei “wafer”( una sottile fetta di materiale semiconduttore sulla quale vengono costruiti circuiti integrati) di alta qualità. Questo trattamento secondo l’equipe del Centro, abbatterebbe notevolmente la spesa di produzione dei pannelli, dal momento che i wafer di silicio rappresentano più della metà del costo degli stessi.

Una produzione estensiva e massiccia di queste nuove tecnologie, darebbe lavoro a moltissimi disoccupati italiani, per la produzione, l’installazione e manutenzione dei nuovi impianti e nel contempo implicherebbe una sostanziale riduzione della bolletta energetica che dobbiamo pagare all’estero per fornirci di petrolio e metano. Quindi con un’opportuna politica energetica di tipo “rivoluzionaria”, potremmo combattere il deficit economico, la disoccupazione e migliorare l’ambiente naturale, riducendo  le fonti d’inquinamento senza rinunciare ad alcune sostanziali conquiste che sono connesse con la nostra quotidianità.

Per la Neodemocrazia sociale.                                       Domenico  Cammarano